La fortezza volante salvata dal lago e dalla gente

Bolsena – Una storia vera. Quella dell’equipaggio del Boeing B-17 Flying Fortress dell’aviazione angloamericana colpito dalla contraerea nazista e precipitato nel lago di Bolsena il 15 gennaio del 1944. Seconda guerra mondiale. Sembra quasi la sceneggiatura di un film.

Foto: L’equipaggio del B-17 – La Sperry Ball Turret

Una storia raccontata da capo a piedi all’interno del museo territoriale del lago di Bolsena che nel 2014 si è arricchito di una nuova sezione dedicata a “Testimonianze e relitti dal lago di Bolsena”.

Reperti sommersi che parlano di vita, lavoro e morte, antichi e moderni, che il più grande lago vulcanico d’Europa ha nascosto e conservato e che gradualmente stanno tornando alla luce. Lungo una superficie di 114 chilometri quadrati per oltre 150 metri di profondità.

Una storia dove non manca niente. Nessun ingrediente. Nemmeno “l’altra metà del cielo” – mogli e fidanzate che di fatto hanno permesso di ricostruire l’intera vicenda  – e una popolazione, soprattutto quella di Grotte Santo Stefano dove gli avieri si paracadutarono, che cercò in tutti i modi di salvare la pelle ai militari dell’equipaggio, tre dei quali catturati dai tedeschi e deportati nei campi di concentramento del Terzo Reich.

In mezzo alla sala del museo, al secondo piano, la Sperry Ball Turret, tutto ciò che resta del Boeing precipitato, affidata al mitragliere Ralph Truesdale che dipinse il nome della moglie Ileen Lois ai lati. Tra una mitragliatrice e l’altra, sotto la pancia dell’aeroplano. Quel nome, riemerso dopo più di 60 anni da 90 metri di profondità, ha permesso di identificare l’aereo e ricostruire la storia della missione e del suo equipaggio.

Dieci uomini in tutto. William I. Pedersen (comandante), Karl D. Shawaker (bombardiere), Joseph B. Townsend (secondo pilota), Kermit J. Buol (navigatore), Ralph W. Truesdale (mitragliere della torretta), John B. Sergakis (operatore radio), Bernard L. Scalisi (mitragliere della torretta superiore), Charles E. Ringler (mitragliere lato sinistro), Anthony P. Brodniak (mitragliere lato destro), Horace M. Mahabirsingh (mitragliere di coda).

L’aereo si chiamava Ethel, il nome della fidanzata di Brodniak. Ringler, Sergakis, Truesdale, Scalisi e Brodniak restarono insieme per alcuni giorni, poi decisero di continuare la loro fuga separatamente. Shawaker, Buol e Mahabirsingh furono invece catturati dai nazisti. Tutti gli altri chiesero aiuto agli abitanti di Grotte Santo Stefano.

La Sperry ball turret è una torretta sferica del diametro di 120 centimetri fissata alla parte superiore della carlinga con un sostegno tubolare. Un luogo a dir poco infernale. “Il mitragliere – spiegano i pannelli del museo territoriale del lago di Bolsena – poteva accedere alla torretta dall’interno dell’aereo soltanto durante il volo e dopo averla fatta ruotare, finché le due mitragliatrici non fossero puntate verso il basso. Egli così poteva entrare nella torretta posizionando i talloni su due poggiapiedi e assumendo una posizione fetale. Le due mitragliatrici browning calibro 50 erano collocate a destra e sinistra del mitragliere. I nastri dei proiettili si trovavano nella parte superiore della torretta. La torretta veniva direzionata da due manopole con pulsanti di sparo simili a un joy stick. Il piede sinistro era usato per controllare la messa a fuoco e il raggio di azione di un avanzato sistema di puntamento”.

Dentro la Sperry però non solo non c’era posto per il paracadute, ma se l’aereo veniva abbattuto, il mitragliere che stava aveva ben poche possibilità di salvarsi. Se invece il Boeing veniva colpito e non poteva più abbassare il carrello per atterrare, il mitragliere finiva schiacciato non appena l’aereo toccava terra.

Il Boeing B-17 Flying Fortress, conosciuto come fortezza volante, era un quadrimotore della classe dei bombardieri pesanti. I B-17 della 15ma Air Force di base in Italia parteciparono inoltre alle operazioni di bombardamento strategico contro bersagli tedeschi di tipo industriale, civile e militare.

Il 15 gennaio 1944 il B-17 con i suoi dieci aviatori partì dalla dalla base di Amendola in Puglia per andare a bombardare il ponte ferroviario di Certaldo a sud di Firenze, un’area di smistamento di mezzi militari e truppe tedesche. Vicino Perugia venne colpito alle 12.45 dalla contraerea tedesca che quel giorno riuscì a danneggiare ben 25 aerei Alleati.

Il gruppo incontrò un intenso e accurato fuoco della contraerea tedesca che danneggiò 25 aerei. Con due motori danneggiati il B-17 si liberò delle 6 bombe da mille libre che portava con sé, sganciandole sulle rive del lago Trasimeno, dirigendosi verso sud con i 10 membri dell’equipaggio costretti a lanciarsi con il paracadute.

Riuscirono a toccare terra poco dopo nella zona di Vallebona, nei pressi di Grotte Santo Stefano. L’aereo continuò invece a perdere quota inabissandosi nel lago di Bolsena. Tre membri dell’equipaggio vennero catturati dai tedeschi, mentre gli altri sette riuscirono a scappare, grazie all’aiuto della popolazione.

Daniele Camilli

Fonte Testo e Foto Tusciaweb.it

Che fine hanno fatto gli aviatori

William I. Pedersen (comandante)

Dopo il lancio, Petersen cadde a Vallebona su una pianta di ulivo. Ferito, venne curato e rimase a Grotte Santo Stefano fino all’arrivo degli Alleati il 10 giugno 1944.

Joseph B. Townsend (secondo pilota)

La sera del 18 gennaio 1944 Townsend bussò alla porta di un casale a Canepina dove rimase 6 giorni per poi rifugiarsi Caprarola fino all’arrivo degli Alleati, il 9 giugno 1944.

Charles E. Ringler (mitragliere lato sinistro)

Ringler, soccorso dalla popolazione, si rifugiò nei boschi di Grotte Santo Stefano dove aspettò l’arrivo degli Alleati, il 10 giugno 1944.

John B. Sergakis (operatore radio)

Sergakis rimase a Grotte Santo Stefano per circa un mese poi si diresse verso Roma, dove si nascose fino al 5 giugno 1944, quando arrivarono gli Alleati.

Ralph W. Truesdale (mitragliere della Sperry Ball Turret)

Curato dai tedeschi a Sant’Oreste, Truesdale fu portato nel bunker del Monte Soratte e successivamente nel campo di prigionia di Fara Sabina dal quale riuscì a evadere il 23 marzo 1944. Dopo la fuga riuscì a raggiungere Soriano nel Cimino dove rimase per circa un mese, spostandosi infine a Tivoli dove rimase fino all’arrivo degli Alleati, il 5 giugno 1944.

Bernard L. Scalisi (mitragliere della torretta superiore) e Anthony P. Brodniak (mitragliere lato destro)

Scalisi e Brodniak fuggirono insieme dopo il lancio su vallebona. Si diressero prima verso Viterbo e dopo verso Blera, Tolfa e Civitavecchia. A Tragliata vennero aiutati e nascosti da alcuni pastori. Raggiunsero Roma e riuscirono a scavalcare le mura della città del Vaticano, dove rimasero nascosti fino all’arrivo degli Alleati il 5 giugno 1944.

Karl Shawaker (bombardiere) e Kermit Buol (navigatore)

Shawaker e Buol vennero catturati dai tedeschi e rimasero nel campo di prigionia Stalag Luft I fino al 30 aprile 1945, quando furono liberati dalle truppe sovietiche.

Horace Mahabirsingh (mitragliere di coda)

Dopo il lancio il paracadute di Mahabirsingh venne colpito e cadde in una zona recintata. Fu catturato immediatamente finendo prigioniero in diversi campi, tra cui lo Stalag Luft IV. Fu costretto a una marcia forzata della durata di 86 giorni (“Black March”) che si concluse alla fine della guerra.

I resti dell’aereo sono stati rinvenuti da Massimiliano Bellacima del centro ricerche della scuola sub del lago di Bolsena. Nel 2009 il centro ricerche diede inizio al progetto “Search and recovery Boeing B-17 Flying Fortress crashed into lake Bolsena”. Nel 2010 furono individuati nel lago i resti di un aereo sulla base di racconti e testimonianze locali. Le ricerche effettuate permisero di compiere la prima immersione nel 2012, che raggiunse i 90 metri di profondità.

L’equipaggio del B-17

La Sperry Ball Turret

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