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VIVERE L'AREA PROTETTA
È il secondo lago nel Lazio per superficie ( 57 km2 ), e l'ottavo in Italia, definito dai Romani Lacus Sabatinus, ha una profondità massima di 165 m ed un volume di 5 miliardi di m3 di acqua. È alimentato da grosse sorgenti sotterranee e il contributo portato dai piccoli fossi immissari è molto limitato. Ha un emissario, il fiume Arrone, che sfocia nei pressi di Fiumicino.
Il cratere che ospita il lago di Martignano sembra essersi formato in seguito di almeno tre eruzioni reatomagmatiche ed è considerato l'ultimo centro attivo del Distretto Vulcanico Sabatino. È situato ad una quota di 207 m s.l.m., anticamente noto come Lacus Alsietinus, presenta un'estensione di 2,4 km2 e una profondità di circa 60m. Il livello del lago ha subito, nel corso della storia, continue variazioni testimoniate dal ritrovamento di querce fossili ( che vanno a costituire la foresta fossile che giace nelle profondità del lago ), di una struttura lignea e di tracce di fuochi a 32m dall'attuale livello del lago che indicano tale quota come l'antica riva.
Nella parte centrale della Caldara, a testimonianza dei fenomeni post vulcanici, è presente una polla dalla quale sviluppano esplosioni freatiche di acque sulfuree che raggiungono la temperatura di 27 gradi. L'origine di questo geyser è dovuta alla vaporizzazione delle acque meteoriche che nel sottosuolo vengono a contatto con il magma ancora incandescente. La denominazione Caldara deriva infatti dalla somiglianza con un pentolone di acqua bollente, ovvero calderone. La peculiarità di quest'area è senz'altro la presenza insolita di un boschetto di betulla bianca ( Betulla pendula ) specie arborea che vive in climi freddi, in ambienti di tundra, il cui indigenato è, però, quanto meno dubbio. La caldara è circondata inoltre da un querceto, costituito in prevalenza da cerro, farnetto ( Quercus frainetto ) e roverella, che in alcuni tratti si mescola con la betulla. All'interno del querceto si incontrano esemplari di acero minore ( Acer monospessulanum ), olmo minore, carpino
È una delle più importanti aree per la tutela dell'avifauna acquatica. I bassi fondali e la rigogliosa vegetazione riparia caratterizzano la zona umida, particolarmente adatta per la riproduzione e la sosta di specie dell'avifauna migratoria, tra cui le più numerose sono la folaga, il cormorano, il germano, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo, il moriglione e l'alzavola. La vegetazione tipica del monumento naturale è caratterizzata da Cannuccia di Palude, Giaggiolo acquatico, Menta d'acqua, Tifa, Salici, Ontani, Pioppi, Ranuncoli, Iris e Sambuchi. Si segnala la presenza dell'Elleborina palustre ( Epipactis palustris ), specie molto rara di orchidea, tipica delle zone umide del Lazio.
Il punto di partenza del percorso, individuato presso la Mola Vecchia dell'Arrone nel comune di Anguillara Sabazia, è raggiungibile in bici, seguendo l'apposita segnalazione, anche partendo dal parcheggio della locale stazione ferroviaria (linea ferroviaria Roma/Viterbo FR3). L'anello principale con un grado di difficoltà mediamente facile, è composto dall' 80% di sterrato dal 20% di asfalto. |





