I pioppi

 

 

 


I pioppi sono legati, o meglio lo erano, alle divinità infernali, che la leggenda vuole nate dalla trasformazione in piante delle Eliadi, le sorelle di Fetonte, che piangevano in riva al Po il fratello sfracellatosi al suolo per aver testardamente voluto guidare il carro del Sole ( cioè di suo padre ).

Le loro lacrime sarebbero sgorgate dai fusti di questi alberi e, a contatto con l’aria, si sarebbero rapprese e indurite formando la sostanza pregiata chiamata ambra, ma dagli antichi chiamata electron per le proprietà elettrostatiche che dimostrava ( 21 ).

Nell’ambito della teoria della signatura è stato ipotizzato un ruolo antifebbrifugo del pioppo tremulo.

Per quella caratteristica di agitare continuamente le foglie, cioè di “tremare”, avrebbe mimato il tremore che colpisce la persona febbricitante indicando d’essere il rimedio giusto. Curiosamente nel pioppo si trova il populoside, una sostanza simile alla salicina che come è noto è la base di un famoso antipiretico.

Di un’altra specie, in particolare del pioppo bianco, detto anche albuccio, in passato è stato ipotizzato un ruolo divinatorio grazie al cambiamento di colore che spesso interessa la sua chioma. Ciò è reso facilmente possibile dal diverso colore delle due facce delle foglie, che hanno la superiore di color verde cupo e l’inferiore biancastra. Vale a dire, metaforicamente, il giorno e la notte, la luce e il buio, il sole e la tempesta: dal viraggio del colore si sarebbero potuti trarre auspici fausti o infausti per tutte le situazioni.

Le indicazioni che ne derivavano erano utili, invece, soprattutto riguardo alle condizioni meteorologiche. Gli ingredienti, infatti, erano semplicissimi: bastava mettere insieme un pioppo, un po’ di fantasia e, ovviamente, anche un po’ di vento che agitasse le foglie per far capire l’arrivo di una burrasca!

 

 

( 21 ) Si tratta ovviamente solo di una leggenda essendo l’ambra, come sappiamo, una resina fossile. Già a metà del ‘500 il Mattioli disquisiva lungamente sull’origine dell’ambra, mettendo in dubbio tale leggenda.

 

Dal Libro, Isola Bisentina

Giardino sacro e profano.

 
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