Il gelso

 

 

 

 

Il gelso ha avuto un ruolo importante nella storia dell’umanità. E’ stato utilizzato, infatti, per l’allevamento del bacio da seta. Fino all’inizio del Medioevo la produzione della seta era stata un’attività autarchica esclusivamente cinese: in Occidente le stoffe arrivavano attraverso varie vie commerciali, delle quali, la più nota ed importante, era proprio cosiddetta Via della Seta, già attiva in epoca precristiana.

La leggenda attribuisce a due monaci basiliani l’introduzione in Occidente del baco da seta a metà del VI secolo, per l’esattezza nel 552; costoro riuscirono a trafugare le uova dei banchi di pesci nascondendole dentro canne di bambù e le portarono a Giustiniano, che aveva promesso una grande ricompensa a chi fosse riuscito nell’impresa. Da Bisanzio poi, piano piano, la bachicoltura si estere a tutto l’Occidente, favorita anche dagli arabi che la introdussero prima in Africa settentrionale e poi in Spagna e in Sicilia intorno al IX-X secolo.

Una pianta di gelso fu testimone del dramma di Piramo e Tisbe, il cui amore era fortemente contrastato dai genitori.

 

Si tratta di una storia mitica, antesignana di quella di Romeo e Giulietta, destinata a finire male fin amanti si dettero appuntamento proprio presso la tomba di Nino, re di Babilonia, sotto un gelso che vi cresceva rigoglioso.

Tisbe giunse per prima, ma all’avvicinarsi di un leone ebbe paura e scappò perdendo il velo con cui si copriva. Il leone, che invece aveva appena mangiato un altro animale ed era ben satollo, non si curò della fanciulla che fuggiva, ma si fermò a giocare con il velo caduto a terra usandolo a mo’ di tovagliolo. Finì per lacerarlo e sporcarlo di sangue. Poi se ne andò per i fatti propri.

Appena Piramo giunse e vide il velo insanguinato, pensò che Tisbe fosse stata sbranata dal leone: prese dunque la spada e per la disperazione si uccise. Quando Tisbe, tornata sui suoi passi, vide Pirame morto, si suicidò con la stessa spada.

Il gelso, testimone silenzioso e discreto del fatto, si commosse così tanto che, in segno di lutto, mutò il colore dei suoi frutti che a partire dal quel momento da bianchi divennero neri. Il “dolore” di quel gelso fu così grande da ripercuotersi geneticamente: da quel giorno tutta la progenie fu di fatto “obbligata” a produrre more nere in ricordo della tragica fine dei due giovani, mentre tutti gli altri gelsi continuarono a produrre more bianche.

Nella realtà, ma senza nulla togliere al fascino sottile del mito, le due specie di gelso avrebbero avuto due zone d’origine differenti: il gelso bianco sarebbe originario della Cina e dell’Asia centrale, mentre il gelso nero proverrebbe dalla regione tra l’Armenia e la Persia.

Ed è quest’ultima specie che fu introdotta in Italia dai Romani, per la produzione delle dolci pseudoinfruttescenze, chiamate scientificamente sorosi.

 

Dal Libro, Isola Bisentina

Giardino sacro e profano.

 

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