La ginestra

 

 

 

La ginestra (Spartium junceum) fa timide apparizioni sulle rupi strapiombanti sul lago e arditamente, a volte, come sul pianoro prospiciente la Rocchina, osa rubare spazio al leccio. Il quale ovviamente non si lascia sorprendere, che appena la controscarpata accenna a ridiscendere, riafferma subito la sua posizione di essenza forestale dominante. Ma l’umile ginestra non se la prende. In fin dei conti il terreno dell’Isola, dove un piccolo posticino, sebbene scomodo, le è stato riservato, non è di suo gradimento.

 

Come tutto l’ambiente della Val di Lago dove invece una sua cugina, la ginestra dei carbonai, la fa da padrona, forte della predilezione per quel terreno subacido del quale non può fare a meno. Localmente è chiamata anche scopa per via dell’uso millenario che è rimasto impresso nel suo nome scientifico di Cytisus scoparius.

 

La ginestra comune vive quindi sull’Isola la sua sommessa presenza, da comparsa, ma ha il piacere di non dover competere con l’odiata cugina, con la quale meno si vede e meglio è: tant’è che dove vive l’una non vive l’altra. D’altronde rispetto all’altra gode di maggior prestigio, forse per via del bel colore giallo solfino che mostra assai più a lungo, o per il profumo intenso con cui pervade l’aria. Inoltre, contrariamente alla cugina, non si è mai abbassata a pulire aie, stalle, forni, carbonaie e così via. Tutt’al più si è prestata a fornire legacci biodegradabili per legare le viti laddove scarseggiava il salice. Ma la cosa non doveva pesarle molto: è così piena di duttili fibre vegetali che qualcuno ha pensato bene di sfruttarla per farne carta, pannelli e, perché no?, anche vestiti biodegradabili. Ha solo quel maledetto difetto, se la metti sul fuoco, di ardere troppo vivamente e di crepitare.

 

Dal Libro, Isola Bisentina

Giardino sacro e profano.

 
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