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DA VISITARE NEI DINTORNI
Per arrivare ai ruderi bisogna passare dentro la recinzione e prendere una viottola che si inerpica sulla collina soprastante.
Passato il ponte e giunti a una fattoria sulla cima di una collinetta, girare due volte a sinistra seguendo i pali della luce, fino a una maestosa quercia che divide la strada. Quindi girare a destra, in una stradina in discesa, in fondo alla quale si trovano il campanile e i ruderi del castello di Santa Bruna. Qui, nel medioevo, sopra un preesistente pagus fariseo, vi fu costruito il castello dei Cenci. Vinto dall'alleanza corchianese-gallesina nel 1202 e abbandonato, il castello sopravvisse come chiesa dedicata a Santa Bruna, una santa che peraltro non è mai esistita e deve aver preso il nome dalla località ( Bruna ), oppure da una Madonna che vi era conservata di aspetto bruno.
Le testimonianze più antiche, visibili lungo la strada comunale, ad ovest della chiesa della Madonna del Soccorso, consistono in una serie di tracciati viari tagliati nel tufo imperniati sulla Via Amerina ed in una necropoli rupestre di notevole importanza. Le tombe, due delle quali sono attualmente ben visibili, sono caratterizzate da vestibolo a portico con due colonne in antis ed architrave, finta porta con battenti e stipiti terminanti a becco di civetta, dromos che conduce in basso ad una camera a pianta quadrangolare con o senza colonna centrale. G.Colonna ha proposto per questo tipo tombale ( la cui cronologia è da porsi tra il 350 ed il 240 a.C. ) una derivazione da Norcbia, soprattutto per quanto riguarda il vano di sottofacciata, che trova la manifestazione più eclatante nella Tomba Lattanzi: l'adozione a Corchiano della tomba a portico di tipo etrusco è quindi un'ulteriore testimonianza - accanto a quella delle iscrizioni - della ricezione di importanti stimoli ed influssi culturali provenienti dall'Etruria.
Questa imponente struttura, larga m 4,55 e conservata per un'altezza di m 10, è costituita da un massiccio muro a corpo pieno realizzato in opera quadrata di tufo, con blocchi disposti per testa e per taglio e lavorati con anathyrosis; posto ad occupare in senso trasversale la gola del torrente, l'acquedotto consentiva, tramite cunicoli, lo scorrimento dell'acqua proveniente da una sorgente ed era affiancato da un altro cunicolo entro il quale confluivano le acque del Rio della Tenuta, deviate più a monte. La struttura è stata tradizionalmente considerata una delle maggiori opere di ingegneria falisca e messa in relazione con un abitato posto sull'adiacente pianoro di S. Giovenale.
Per vedere bene un lungo tratto della via, con i basolati ben squadrati e i segni dei solchi dei carri, dobbiamo prendere la strada per Gallese. Fatti trecento metri circa Le tracce più cospicue del basolato della strada sono visibili a sud del Casale Pilera e più a nord, in località La Torre, nei pressi di una torre medievale.
In piazza IV novembre antistante il borgo medievale, sulla sinistra, si trova la fontana Farnese a sei cannelle, ristrutturata nel 1661. Sulla destra, fino al 1979, v'era il palazzo Farnese, costruito dalla potente famiglia sopra il preesistente castello medievale di Corclanum. Divenuto fatiscente si preferì abbatterlo e costruirvi un belvedere e un parcheggio. A testimonianza del castello fu lasciata una parte di torrione. Da piazza IV novembre si sale una piccola rampa e si entra nel borgo medievale. Ecco Piazza San Valentino. Fino al 1897 in questa piazza sorgeva la chiesa di San Valentino in stile romanico, che si preferì abbattere per costruirvi una fontana che in realtà non fu mai realizzata. Due capitelli finirono nella chiesa di San Biagio e il portale alla chiesa di Santa Maria. Sulla destra della piazza si trova il vecchio palazzo comunale, oggi divenuto sede della biblioteca. Nelle caratteristiche vie notiamo gli stemmi gentilizi sopra i portali, i rustici profferii, le arcate buie. |





