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    Presentazione - I Paesaggi culturali della Tuscia

    I Paesaggi Culturali

    della Tuscia

     

    La linea di costa e la luccicante lama del mare Tirreno ad occidente, il sinuoso percorso del Tevere ad oriente, l’ossatura dei vulcani, le conche lacustri e i vasti pianori al centro, definiscono le inconfondibili forme del paesaggio viterbese.

    La terra nella regione viterbese è di per sé scultura dalle innumerevoli forme, luce vibrante e netta definizione dell’ombra.

    Dal ciglio dei promontori rocciosi s’innalzano le mura dei borghi e i muri delle case, connaturati entrambi con le pareti di tufo, della stessa pietra che s’accende al tramonto.

    I primi villaggi a palafitte sorsero sulle sponde rassicuranti dei laghi: i legni ritrovati rimandano a quei boschi di faggi, di aceri, di tigli e di querce. Poi avvenne la domesticazione delle piante e degli animali e la rivoluzione dell’agricoltura; i legami con la terra diventarono stabili.

    I terreni dell’Etruria conobbero la canalizzazione delle acque, la coltivazione dei grani, della vite e dell’ulivo. Attraverso ripetuti tentativi si giunse alla coltura degli alberi da frutto, degli orti e delle fronde decorative che andavano ad allietare le camere dei morti: palme, lauri, edera, melograni.

    Le attività umane si andavano via via adattando alle conformazioni naturali dei luoghi. Ancora oggi perdurano le sistemazioni agricole e forestali che esaltano le forme plastiche del territorio: seminativi arborati, uliveti, noccioleti e vigneti alternati alle fasce boscose e ai boschi più estesi.

    La fisionomia del paesaggio viterbese si riconosce e persiste proprio nei luoghi dove la natura e la storia umana, come provenienti da una stessa matrice, si sono reciprocamente modellati alle diverse forme del suolo.

    Intanto altri luoghi, recintati da mura, diventarono lo scenario dei barchi-parchi di caccia, dove la natura delle selve era rimasta inviolata o si era impadronita di nuovo delle pendici variamente scoscese, tra i massi affioranti dal suolo, le acque sorgive e i ruderi antichi. Accanto al castello trasformato in palazzo, proteso sul borgo, il giardino con le aiuole di sempreverdi, gli alberi da frutto, i fiori vivaci e le preziose piante di agrumi si apriva sulla campagna e sui boschi vicini. Pergolati e ghirlande, dipinti nelle prospettive delle logge, dilatavano lo spazio del giardino e l’incanto della villa.

    Nella gara tra “Arte e Natura” si insinuò il dubbio: l’uomo alla fine del Rinascimento, poi che era stato al centro dell’universo, si trovò prigioniero dei suoi limiti e disorientato dal suo stesso osare. Il selvatico e il domestico superarono i reciproci confini. 

    L’inquietudine e il mistero furono di scena nei giardini, accanto al desiderio antico di propiziarsi le forze della natura: nella sua millenaria tradizione il giardino divenne allora depositario di un’idea di creazione che si pose a modello di tutte le età del futuro.
    Nuovi orti, nuovi parchi sono sorti nei pressi dei borghi, sulle sponde dei laghi, nelle vallette alle pendici dei boschi: nuovi gusti, nuovi modi di allevare le piante, antichi e nuovi simboli di intendere l’arte, la natura, l’idea stessa di giardino.

    Si rielaborano le memorie del bosco, si addomesticano nuove piante di ambienti lontani, si utilizzano i materiali e le tecniche artigianali dell’agricoltura dialogando con gli spazi e i volumi dell’architettura, nel desiderio irraggiungibile del paradiso perduto. Alla base della felicità di avere un giardino c’è sempre il piacere di coltivare un fiore, di riconoscerne il profumo, di nascondere il seme nel terreno, di coglierne il frutto. Il filo conduttore di Paesaggi e Giardini della Tuscia segue la relazione antichissima che unisce l’uomo alla natura e al territorio della Tuscia: la natura del bosco e dei luoghi selvatici, la natura del paesaggio agro-silvo-pastorale, la natura dei parchi e dei giardini di delizia, la natura all’interno dei luoghi abitati.

    Questi processi si sono via via espressi in vario modo nella vita di tutti i giorni, nelle forme dell’arte, nelle ricerche scientifiche sul ricco patrimonio ambientale e nelle manifestazioni delle tradizioni locali. I riti di primavera, del resto, confermano questo atavico legame dell’umanità con la fonte primaria dell’esistenza, la terra e i suoi cicli vitali, di cui noi stessi siamo parte integrante. 

    Un dio abita qui... Dalle fonti, dalle grotte, dalle rupi, dalle radici dei grandi alberi del paesaggio della Tuscia una eco risuona Aspice, concedas numinis esse locum. La terra è la grande maestra dei poeti.

    Questo paesaggio naturale e naturalizzato, il paesaggio agrario prodotto dall’uomo in millenni di fatica contadina, l’intrico di piante che sale dalle forre fin sui fianchi dei borghi arroccati, i viali alberati e i grandi alberi solitari, gli orti, i frutteti e i giardini, sono beni culturali-ambientali inalienabili.

    Il territorio, l’ambiente, il paesaggio si comportano come un palinsesto, un archivio ricchissimo di informazioni da scoprire, elaborare, valorizzare.

    Le schede relative a ciascun Centro storico pongono in risalto solo alcuni frammenti delle innumerevoli relazioni, simboliche e concrete, tra le popolazioni e la terra, dal paesaggio alla flora, dalle tecniche artigianali al disegno di parchi e di giardini.

    Gli argomenti di alcune schede sono anche l’occasione per rapidi chiarimenti su temi meno conosciuti dell’arte del giardino.

    Sono riportate tracce indicative delle principali informazioni, archeologiche e storiche, che sono state alla base delle trasformazioni del paesaggio abitato dalle sue origini.

    Le piante, magiche, medicinali, ornamentali, raccolte per le infiorate, coltivate ad uso alimentare, per fabbricare indumenti, attrezzi, ripari, imbarcazioni e altro ancora, studiate e protette, costituiscono la relazione millenaria, ora sofferta, ora gioiosa, degli esseri umani con l’origine della vita e con il corpo della terra.

     

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