Capodimonte – Immigrati, in campo la Caritas – Verifiche a Capodimonte. Polverini: << Niente fino a maggio >>

 

 

Capodimonte – Immigrati, in campo la Caritas

Verifiche a Capodimonte. Polverini: << Niente fino a maggio >>

Immigrati del nord Africa nella Tuscia ? Del doman non v’è certezza. << Non abbiamo ancora la quota >>. Ha detto infatti la presidente della Regione Renata Polverini, al termine della conferenza delle Regioni straordinaria sulla questione immigrazione dal Nord Africa. << Ho ribadito  – ha detto ancora che il Lazio fino al 1 maggio ha la Protezione civile totalmente impegnata per la beatificazione di Giovanni Paolo II. E’ evidente che fino a quella data ospitare a Roma o nelle aree limitrofe sarà impossibile >>. E a chi le chiedeva se, escludendo Roma, sarebbe verosimile una quota di 1.000 – 1.500 profughi per la regione, Polverini ha risposto: << Vedremo. Stiamo andando dal governo proprio a capire i numeri, ma soprattutto ad assicurarci che non ci siano sovrapposizioni nell’assunzione di responsabilità: il governo, che si fa carico del coordinamento, e le Regioni e i Comuni che si fanno carico della scelta dei siti e dei luoghi dove ospitare queste persone >>.

Intanto però, nella Tuscia sono stale allertate varie organizzazioni di volontariato, convocate in prefettura perdare la loro disponibilità. La Caritas non ha però case di accoglienza e l’unica soluzione proponibile potrebbe essere la struttura del Sacro Cuore a Capodimonte.

Li infatti si sono recati un rappresentante della Cri e l’economo diocesano per vedere com’è la situazione logistica. Don Roberto Burla, direttore della Caritas viterbese, non nasconde la sua inquietudine per l’atteggiamento tenuto dai più nei confronti degli immigrati e si dispiace che la Caritas non possa fare molto per queste persone. << Abbiamo ” La Tenda “, che è un ostello dove già dormono ogni notte 12 – 13 persone. Possiamo arrivarea 16 ospiti, ma è ben poca cosa. Migliore la situazione della mensa don Alceste Grandori, che quotidianamente sforna pasti per circa 100 persone. A gennaio siamo arrivati a punte di 150 pranzi, ma se pensiamo ai grandi numeri, la questione diventa davvero complessa >>. Questo non significa che la Caritas si voglia tirare indietro.

Se chiamata a operare farà del suo meglio, perchè don Burla già in altre occasioni ha ben definito il suo pensiero in proposito: << L’immigrato ha diritto di essere esaudito nella sua ricerca di uguaglianza e giustizia sociale >>.

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