Viterbo – Interviene l’assessore Simeone Pesca sportiva, è tutto sotto controllo

 

Riceviamo e pubblichiamo – Ho avuto modo di leggere gli articoli apparsi sulla stampa relativi aduna manifestazione di pescatori sportivi tenutasi il giorno 13 a Capodimonte contro il presunto “traffico illecito della popolazione ittica del lago di Bolsena, in particolare carpe e contro il sistema corrotto ed obsoleto, che la provincia di Viterbo sembra assecondare a favore del consorzio del lago“.

Ovviamente il contenuto pesanted i queste affermazioni, proveniente peraltro da soggetti non meglio identificati, mi ha costretto ad effettuare una immediata indagine presso gli uffici, essendo solo da pochi mesi l’assessore provinciale alla pesca. Ebbene i funzionari responsabili hanno subito precisato che daranno luogo alle vie legali per contrastare il contenuto calunnioso e diffamatorio che gli equipara quasi a conniventi di trafficanti mafiosi.

Per onore della verità debbo comunicare che la Provincia di Viterbo è stata la prima nel Lazio che ha permesso agli sportivi di tutta Italia di praticare il carp fishing già 5-6 anni fa, con l’approvazione da parte del Consiglio Provinciale dell’apposito regolamento, anche in assenza di apposita normativa regionale che è intervenuta solo recentemente.

Faccio presente che questo tipo di pesca va disciplinataperché crea senz’altro disturbo sia nei confronti degli altri pescatori, ma soprattutto per le abbondanti pasturazioni, anche con sostanze artificiali, praticate dai carpisti per attirare il pesce. Lo stesso regolamento va in parte rivisto per renderlo coerente con la normativa relativa alle Zone di Protezione Speciale della direttiva comunitaria Habitat. I pescatori professionali nel lago sono circa 120. Ovviamente non tutti full time. E comunque la licenza di pesca non può essere negata a chi è in regola con le previsioni della legge regionale.

Affermare che vi è un gonfiamento di autorizzazioni per lo “sfruttamento dei diritti di più licenze per sovvenzioni statali, lotti per rimessa attrezzi e barche, possibilità di praticare la pesca con mezzi oltre il consentito” non solo non corrisponde a verità, ma può essere partorito solo da una mente che non conosce la normativa di riferimento, ma spara a vanvera contro i pescatori professionisti e le istituzioni.

A chi giova questa guerra tra sportivi e professionisti non è dato sapere, non va certamente nella direzione diuna proficua collaborazione tra più soggetti e categorie al fine della conservazione del patrimonio ittico e ambientale del lago. E veniamo al cosiddetto traffico illecito di carpe.

Notoriamente la pesca a questa specie ittica non è praticato dai professionisti, proprio per il basso valore che la carpa ha sul mercato. E’ senz’altro una specie appetibile solo agli sportivi. E comunque al di fuori dei periodi di divieto (15 maggio 30 giugno) i pescatori professionisti possono pescare con gli attrezzi consentiti (rete tramaglio localmente denominata bastardone) e vendere il contenuto del pescato a chicchessia: è il loro mestiere.

Ora questo viene definito (ma in realtà le carpe pescate per questa finalità sono molto poche) traffico illecito, quando per definizione ai sensi dell’art 8 della legge regionale la pesca professionale è praticata a scopo di lucro. Ora che le regole dettate per la pesca da apposite leggi regionali diano luogo al “sistema corrotto ed obsoleto che la provincia asseconda” lascia il tempo che trova e consiglierebbe a chi espone queste considerazioni una attenta lettura del dizionario e delle regole lessicali in modo da non deturpare oltremodo la lingua italiana e di soppesare le parole secondo i relativi significanti.

Franco Simeone
Assessore provinciale all’Agricoltura

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