Cellere

 

Come tanti altri borghi della Tuscia viterbese, anche il centro storico di Cellere sorge su di uno sperone tufaceo, stretto ed allungato, protetto da profonde gole scavate per millenni dalle acque; la sommità della rupe si distende per oltre un chilometro, a quota 342 m s.l.m. Dette i natali a Domenico Tiburzi, il più famoso e sanguinario brigante della Tuscia.

 

La tradizione vuole che il nome di Cellere derivi da Cellae Cereris (“i granai di Cerere”), mentre in antichi documenti il paese è menzionato anche come Cellulae (“piccoli granai”) o come Castrum Cereris, (“Castello di Cerere”), evidentemente alludendo alla feracità di un suolo votato essenzialmente all’agricoltura estensiva, ma coperto anche di fitte boscaglie, dove viveva un’abbondante selvaggina, se nello stemma cittadino, accanto ai tre gigli riferibili al dominio dei Farnese, compare la nobile sagoma di un cervo.

 

Le prime notizie di Cellere risalgono all’anno 737, quando venne redatto un atto di vendita relativo ad alcuni terreni situati nel fundus Cellulae, acquistati dal monastero di S. Salvatore sul monte Amiata. Nel 1180, non è certo se dall’antipapa Innocenzo III oppure dal pontefice Alessandro III, il borgo venne donato a Viterbo, sotto il cui controllo rimase fino alla metà del XIII secolo, passando poi sotto la signoria di Tuscania. Nel 1308 tentò, senza successo, di ribellarsi al dominio tuscaniese e nel 1351 fu conquistato da Giovanni di Vico, prefetto di Roma; venne liberato e riportato sotto il controllo della S. Sede per intervento del cardinale Albornoz nel 1354.

 

Successivamente fu ceduto agli Orsini, che vi governarono a lungo, per poi venire in dote ai Farnese, assieme al vicino borgo di Pianiano, a seguito del matrimonio tra Gerolama Orsini e Pier Luigi, figlio di Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III; nel 1537 Cellere venne in eluso nel ducato di Castro, di cui seguì le sorti fino al 1649, anno della distruzione di Castro voluta da papa Innocenzo X, tornando poi sotto il dominio diretto della S. Sede. Nel 1788 papa Pio VI lo concesse in enfiteusi al marchese Casali Patriarca e nel 1834 passò alla famiglia Macchi, sotto la cui proprietà il borgo medievale rimase anche dopo l’Unità d’Italia.

 

All’estremità dell’abitato sorge la rocca, di origine medievale, ampliata e trasformata in lussuosa residenza dai Farnese nel corso dei secoli XVI e XVII; la chiesa parrocchiale, a tre navate, fu ricostruita quasi per intero nel 1929; pregevole esempio della sapienza architettonica di Antonio da San-gallo il Giovane è la rinascimentale chiesa di S. Egidio, patrono di Cellere, costruita appena fuori dell’abitato intorno al 1512, con pianta a croce greca, bassa cupo! e facciate a timpano.

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