Isola Bisentina

( M. 56, Monte Tabor M. 361 )

 

 

Una formidabile esplosione sublacustre del complesso vulcanico Volsino relativamente recente, prodottasi circa 120.000 anni fa, è stata l’origine della conformazione dell’isola: una parte montuosa chiamata Monte Tabor e una ad andamento pianeggiante, ambedue coperte da una ricca vegetazione.

L’isola, che doveva avere dimensioni maggiori per il basso livello delle acque del lago, era più frequentata in epoca protostorica e abitata in epoca etrusca. Il ritrovamento di due piroghe, conferma il collegamento con la vicina Bisenzio, sulla sponda occidentale del lago, un ampio abitato formatosi nel corso del Bronzo Finale e assiduamente frequentato per tutto il IX e VIII sec. a.C. La prima imbarcazione rinvenuta sui fondali dell’isola, lunga m 6,20 e larga m 0,66 risale all’età del Bronzo Finale ( X sec. a.C. ) ed è stata ricavata da un unico tronco di faggio. La seconda piroga, più antica e più grande della precedente, ritrovata sul fondale antistante il Monte Bisenzio, risale al Bronzo Recente ( XIII sec. a.C. ) ed è stata ricavata da un solo tronco, sembra di quercia caducifoglia, con le due estremità appuntite.

Pio II nei suoi Commentarii così descrive l’isola per un terzo costituita da un colle roccioso, anch’esso, tuttavia coltivato a ulivi e mandorli, e non mancano i vigneti; sulla vetta cresce il leccio. Una parte dell’isola è diligentemente coltivata a orto, con aiuole alte e spianate su cui crescono cavoli e legumi; e non mancano prati, parte dei quali sono lasciati ai conigli selvatici.

Il luogo è da altri autori descritto come ricco di boschetti e di selvaggina e ornato di molte cose belle, come giardini, selve, frutti e abitazioni.

Ranuccio Farnese, considerato il capostipite della famiglia, alla metà del XV secolo aveva destinato l’isola a sacrario per sè e per i suoi, facendosi costruire un monumento funebre, l’unico rimasto delle diverse tombe farnesiane che l’isola avrebbe dovuto accogliere.

Paolo III frequentava in gioventù l’isola dedicandosi agli studi umanistici insieme agli amici letterati: Quando sono libero o voglio leggere qualcosa senza che mi si disturbi, oppure meditare su qualche problema, vengo volentieri in questo luogo ameno. Ma vi p anche un altro motivo che mi spinge a venire più spesso qui e mi attrae… perchè qui molte sono le memorie dei miei antenati…

Il luogo si prestava alla riflessione filosofica a contatto con la natura che gli studi umanistici riscoprivano, accanto ai testi classici, tesi a recuperare l’ideale unità tra estetica ed etica.

L’isola circondata dalle acque, metafora ricorrente dell’idea di giardino, conteneva e contiene tutt’ora la molteplicità delle forme naturali e costruite, e delle epoche che si sono sovrapposte, in una sintesi magica tra cielo acqua e terra del suo microcosmo.

Questo luogo il principe Giovanni del Drago ha saputo valorizzare con l’arte di chi si è nutrito della cultura del giardino e del paesaggio. Tutto convive nell’armonia e nel rispetto dell’ambiente storico: l’atmosfera serena del chiostro ricostruito e arredato con eleganza con la pergola di uva fragola e le piante aromatiche, il delizioso parterre fiorito a fianco della chiesa, la creazione più recente che rievoca il disegno cinquecentesco dell’aiuola dei fiori della medicea Petraia, gli originari boschi di lecci, la ricca flora delle sponde, la piantata di ulivi centenari, la collezione di ortensie spettacolari e poi le palme, le magnolie, i cedri dell’Himalaya, gli oleandri e le rose dei giardini del Primo Novecento quando la proprietà era dei Fieschi Ravaschieri.

Divenuta proprietaria dell’isola nel 1912, la principessa Beatrice Spada Potenziani si adoperò per arricchire il giardino delle piante allora alla moda, oggi divenute magnifici esemplari, e introdusse nel lago il coregone per combattere le zanzare. Il marito, il duca Enzo Fieschi Ravaschieri che aveva ispirato a Gabriele D’Annunzio la figura di Andrea Sperelli, protagonista del Piacere, aveva fatto incidere nell’area abitata dell’ex convento, due frasi significative del romanzo: Forse avverrà che quivi un giorno io rechi il mio spirito fuor della tempesta a mutar d’ale e ancora O desiata verde solitudine lungi al rumor degli uomini.

Oggi il complesso appartiene alla Principessa Maria Angelica del Drago che continua la tradizione familiare di valorizzazione e apertura al pubblico dell’isola.

La Bisentina racchiude pregevoli opere di architettura a partire dalla chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo adiacente al convento, dove si trova il bel sepolcro quattrocentesco di Ranuccio Farnese, ai diversi oratori costruiti tra il XV e il XVI secolo che si susseguono salendo al Monte Tabor, alcuni ornati di stucchi ed affreschi, lungo un erto percorso devozionale.

Particolarmente interessante è la vegetazione naturale dell’isola, da quella ripariale formata da pioppi ( Populus sp.pl. ), ontani ( Alnus glutinosa ) e platani ( Platanus spp. ), a quella delle pareti a strapiombo sull’acqua, con piante rupicole e felci, a quella dei boschi fitti di lecci ( Quercus ilex ), di dollari ( Laurus nobilis ), di corbezzoli ( Arbutus unedo ) e delle altre piante di ambiente mediterraneo come il pungitopo ( Ruscus aculeatus ). Ricca è anche la flora erbacea del sottobosco tipica dei querceti termofili. Non mancano le belle fioriture primaverili dei giaggioli, delle specie prative, delle piante spontanee dei muri come la violaciocca gialla ( Erysimum cheiri ) in questo paradiso circondato dalle acque del lago, dove il selvatico della natura è felicemente associato all’artificio del giardino.


Dal libro, La Tuscia Paesaggi e giardini

Di, Sofia Varoli Piazza

Foto Isola Bisentina

Flora Isola Bisentina

Flora

La flora rappresenta l’elenco completo delle specie vegetali ospitate da un determinato territorio. Lo studio della flora è un settore della botanica, denominato floristica, ed è preliminare e complementare allo studio della vegetazione, denominato fitosociologia, che descrive i popolamenti vegetali presenti in una determinata nicchia ecologica, studiati sia dal punto di vista floristico (elenco delle specie presenti), che dal punto di vista quantitativo (frequenza relativa delle varie specie nel popolamento oggetto di studio).

I trattati di floristica elencano le specie vegetali presenti in una determinata area geografica (nazione, regione, provincia) e le descrivono, consentendone il riconoscimento (detto determinazione) in genere mediante l’uso di chiavi dicotomiche.

Un altro strumento utilizzato per descrivere i rapporti fra flora e territorio è l’atlante corologico, che rappresenta la documentata presenza di ognuna delle specie in tutti i “punti” del territorio, suddiviso da un reticolo a maglie regolari.

La floristica si avvale tuttora dello strumento, antico ma insuperato, dell’erbario, ossia della raccolta di esemplari vegetali essiccati e compressi, e quindi opportunamente catalogati e conservati.

Share This