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CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE
Le forti variazioni di umidità , insolazione e profondità del substrato che caratterizzano i profondi valloni tufacei scavati dal Treja e dai suoi affluenti, determinano un paesaggio vegetale molto complesso, con diverse fasce vegetazionali che si susseguono con il mutare della quota. Partendo dall'alto si possono distinguere quattro differenti ambienti: il bosco termofilo, le pianure destinate all'agricoltura e all'allevamento, il bosco misto mesofilo e il bosco riparlale. In prossimità dei corsi d'acqua crescono le tipiche comunità riparlali, dominate, nei tratti più stretti e scoscesi, dall'ontano nero e dal nocciolo, mentre, dove il corso del fiume è più ampio prevalgono il salice bianco e il pioppo nero accompagnate da numerose specie erbacee igrofile, quali il farfaraccio e l'equisetum. In corrispondenza di acque quasi ferme, crescono piccoli canneti e, nel letto del fiume, alcune specie acquatiche come il potamogeton, la callitriche e la lenticchia d'acqua.
Piuttosto ricca è anche la comunità ornitica. Tra i rapaci sono presenti il falco pellegrino, che nidifica negli anfratti delle pareti rocciose, il falco pecchiaiolo, lo sparviero, il gheppio, il nibbio bruno e la poiana. Nella valle e nei suoi boschi nidificano, tra gli altri, lo scricciolo, il cuculo, il picchio verde e il picchio rosso, la ghiandaia, il passero solitario e l'usignolo. Mentre i corsi d'acqua sono frequentati dal martin pescatore, dalla ballerina gialla, dalla gallinella d'acqua e dall'airone cenerino, che sosta frequentemente lungo il fiume. Tra i rettili si segnala la presenza della tartaruga terrestre, del biacco, della natrice, del cervone, dell'orbettino e della vipera comune. Ricca anche la comunità di anfibi, che include il rospo comune, la rana italica e la piccola e schiva salamandrina dagli occhiali. Nelle acque del Treja e dei suoi affluenti vive una fauna importante e varia che comprende il granchio di fiume, il cavedano, che nella zona viene detto "squalo" a causa dell'affiorare della pinna caudale, il barbo, il ghiozzo e la sempre più rara lampreda.
Nonostante fosse già in atto per Narce il periodo di decadenza, tra la fine del VI secolo e gli inizi del V secolo a.C. vennero eretti due'santuari suburbani, uno dei quali, il tempio di Monte Li Santi in località Le Rote, è ancora visibile sulle rive del fiume Treja. Benché non sia ancora nota la divinità venerata nel santuario, è possibile cogliere gli aspetti salienti del culto attraverso la documentazione offerta dai materiali del ricco deposito votivo, comprendente tra l'altro anche statue di devoti in terracotta a grandezza naturale. Gli studiosi ipotizzano che Narce risentì della caduta di Veio nel 396 a.C. e di quella di Falerii nel 241 a.C, a seguito della quale si spopolò. Una nuova espressione urbana in questi luoghi si ebbe in età medievale con il costituirsi dei centri di Calcata e di Mazzano Romano. |





