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CARATTERISTICHE NATURALI E ANTROPOLOGICHE Il Parco protegge questo connubio contribuendo così alla varietà di paesaggi e valenze naturalistiche e culturali offerte dal sistema dei Parchi e delle Riserve naturali della Regione Lazio. Il Comune di Barbarano è uno dei meno popolati della provincia di Viterbo con una popolazione residente di appena 950 unità, distribuiti su una superficie territoriale di 37,4 km2. A questo corrisponde un bassissimo livello di pressione antropica con un valore di densità demografica pari a 25,4 abitanti/ km2, mente a livello provinciale il valore medio è di circa 80 abitanti/ km2.
Le alte pareti tufacee racchiudono numerosi e diversificati ambienti caratterizzati da un elevata biodiversità animale e vegetale. Basti pensare che a poche decine di metri di distanza da formazioni di bosco rupestre a leccio ( Quercus ilex ) e bagolaro ( Celtis australis ) si trova anche un lembo di faggeta con estensione di circa un ettaro: coesistono, quindi comunità forestali "estreme". Si può riconoscere una vera e propria sequenza vege-tazionale delle forre nel territorio vulcanico che partendo dal torrente annovera il bosco idrofilo con pioppi e salici, il bosco mesofilo misto, il bosco rupestre a leccio e bagolaro, il bosco di roverella ( Quercus pubescens ) e la macchia ad erica ( Erica arborea ). Un altro aspetto individuabile nell'area protetta è il querceto a cerro ( Quercus cerris ) che rappresenta l'aspetto dominante della vegetazione boschiva. A seconda delle situazioni più calde ( di tipo xerofilo ) o più fresche ( di tipo mesofilo ) accanto al cerro possiamo trovare altre specie di alberi. Nel primo caso roverella e leccio; nel secondo caso carpino bianco ( Carpinus betulus ), castagno ( Castanea sativa ) e acero campestre ( Acer campestris ); l'orniello ( fraxinus ornus ) è diffuso in entrambe le situazioni. Nel settore sudoccidentale si sviluppano anche piccoli lembi di boschi a cerro e roverella dove sono presenti con una certa frequenza l'albero di Giuda ( Cercis siliquastrum ) e l'acero minore ( Acer monspessulanum ). L'ultimo aspetto presente all'interno del Parco è quello legato ai corsi d'acqua. Lungo il Biedano e i suoi affluenti, il Vesca e in prossimità di altri corsi d'acqua a carattere stagionale si riscontra la presenza di formazioni riparlali costituite da ontano nero ( Alnus glutinosa ), salice bianco ( Salix alba ), frassino meridionale ( Fraxinus oxycarpa ) e pioppo nero ( Popolus nigra ).
È stata compilata una check list che per l'intera area di studio comprende un totale di 74 specie. Tra l'avifauna nidificante vi sono undici specie di interesse comunitario. Gli ambienti più ricchi di specie sono risultati gli ambienti ecotonali misti e i pascoli aperti. È opportuno segnalare inoltre la presenza nell'area delle seguenti specie: picchio verde ( Picus viridis ), picchio rosso maggiore ( Picoides major ), cincia bigia ( Parsu palustris ) e ghiandaia ( Garrulus glandarius ), specialmente nelle aree boschive maggiormente evolute per età e dimensioni degli alberi.
Altri mammiferi diffusi nel Parco e che è possibile avvistare sono il cinghiale ( Sus scrofa ), la volpe ( Vulpes vulpes ), l'istrice ( Hystrix cristata ) e la donnola ( Mustela nivalis ). Da citare, infine, il tasso ( Meles meles ), lo scoiattolo ( Sciurus vulgaris ) e una ricca di comunità di micromammiferi che comprende sia specie insettivore ( es. il toporagno appenninico Sorex samniticus, e le crocidure ) che roditori come il moscardino ( Muscardinus avellanarius ), il ghiro ( Glis glis ) e il topo selvatico ( Apodemus sylvaticus ). Anche la comunità di chirotteri è molto ricca grazie alla varietà degli ambienti naturali e all'abbondanza di grotte e cavità di vario tipo. Sono stati finora censiti un totale di 13 specie tra cui vi sono il ferro di cavallo maggiore ( Rhinolophus ferrumequinum ), il pipistrello albolimbato ( Pipistrellus kuhlii ), il molosso del Cestoni ( Tadarida teniotis ) e il vespertilio smarginato ( Myotis emarginatus ).
Per quanto riguarda le 10 specie di anfibi segnalate nell'area, la segnalazione di presenza certa dell'ululone dal ventre giallo ( Bambina variegata pachypus ) del 1998 ( ultimo dato noto per la specie ) nella zona di San Giuliano assume particolare significato biogeografico e conservazionistico, dato che sembra essere ormai uno degli anfibi più rari e minacciati del Lazio. Anche le altre due specie presenti a Marturanum ( cioè salamandrina dagli occhiali Salamandrina terdigitata e rana agile Rana dalmatina ) sono di particolare significato biogeografico e conservazionistico. Relativamente alle specie di rettili segnalate nell'area, le specie di maggiore importanza sono la testuggine terrestre ( Testudo hermannii ) e il cervone ( Elaphe quatuorlineata ) entrambi presenti con inconsueta abbondanza; da segnalare anche la coronella austriaca ( Coronella austriaca ) e la coronella girondica ( Coronella girondica ).
Nel torrente Biedano troviamo diverse specie di interesse comunitario come il barbo ( Barbus plebejus ), la rovella ( Rutilus rubilio ) e il vairone ( Leuciscus souffia ). Da segnalare anche il cavedano ( Leuciscus cephalus ).
E presente anche il granchio d'acqua dolce ( Potamon fluviatile ). Tra i numerosi insetti presenti nel Parco si segnalano quelli di interesse comunitario che dipendono dal legno morto per l'alimentazione e la riproduzione: cerambice delle querce ( Cerambyx cerdo ), e cervo volante ( Lucanus cervus ).
Passeggiando lungo i sentieri naturalistici si resta stupefatti dalle facciate rupestri delle tombe i cui ingressi oscuri si aprono improvvisi tra la vegetazione. L'unicità poi della necropoli etrusca di San Giuliano è di offrire un panorama completo sullo sviluppo dell'architettura funeraria di questo popolo. Circondata dalle numerose necropoli è la rocca di San Giuliano, dalle imponenti mura difensive in tufo, forse sede dell'abitato etrusco in seguito a quello medievale di Marturanum, abbandonato all'inizio del II millennio per motivi di sicurezza a favore del sito dell'attuale Barbarano: sulla rocca restano le suggestive architetture della chiesa romanica di San Giuliano, a tre navate, con pitture del XIV e XV secolo. Nel settore meridionale del Parco ( area del Quarto ) rimangono i resti del tracciato romano della Via Clodia che, dopo aver attraversato i pascoli, scompaiono nel suggestivo Bosco della Bandita, una cerreta ad alto fusto. Nell'alto medioevo, forse a causa delle invasioni barbariche, la popolazione si trasferì nell'attuale sito di Barbarano dove peraltro doveva già esistere un piccolo insediamento. Il borgo, con pianta organizzata su un tridente di tre strade parallele, è stato a lungo conteso tra Roma e Viterbo e soggetto dal 1283 alla Chiesa Romana. Esso si caratterizza, inoltre, per la presenza di una triplice cinta muraria: la più antica del XI sec. proteggeva il nucleo del "Castello", la seconda ( XIII-XIV sec. ) è testimoniata dalle torri a pianta quadrata, l'ultima ( XV sec. ) si evidenzia con le torri cilindriche tra cui Porta Romana che segna il confine tra il borgo antico e quello nuovo. Torri e mura, vicoli e piazzette, portici, case realizzate in blocchi di tufo ed impreziosite da decorazioni su portali e finestre sono tutti elementi che fanno di Barbarano Romano un piccolo gioiello ben conservato di architettura medievale e per questo incluso nell'area del Parco |





