Acquapendente

(m 423)

 

Bosco Monumentale del Sasseto

Situata sull’antico tracciato della via Cassia al confine tra Umbria e Toscana, si affaccia al ripiano vulcanico che scende a strapiombo a nord sulla valle del Paglia; un affluente di questo, il torrente Quintaluna, cadendo dall’alto formava, fino ad alcuni anni fa, una bella cascata. John Evelyn nel suo diario di viaggio in Italia nel 1644 scriveva: La città è situata su una roccia scoscesa, sulla quale precipita tutto un fiume d’acqua, che le dà il nome, con un terribile rumore scrosciante.

Il territorio di Acquapendente era già frequentato in età preistorica e protostorica come testimoniano i ritrovamenti relativi alle produzioni artigianali e agli sviluppi della metallurgia collegati alla Valle del Fiora.

A confine tra due regioni, appartenne con alterne vicende a feudatari toscani, alla Chiesa, al Comune di Siena, fino a tornare alla S. Sede come diocesi nel 1649, sotto Innocenzo X.

È stata sede dell’Abbazia Benedettina del Santo Sepolcro presso le mura cittadine, alla quale era annessa anche una casa dei Templari; oggi tutto il complesso con l’antica cripta del IX secolo appartiene alla Cattedrale. Acquapendente è stata attraversata da viaggiatori illustri e a lungo frequentata, trovandosi sul tracciato dell’antica via Francigena, dai pellegrini e dai crociati che si recavano in Terrasanta.

Nella festa della Madonna del Fiore che si celebra, alla metà di maggio, a ricordo della fioritura miracolosa di un albero già secco di ciliegio che segnò, nel 1166, la liberazione della città da Federico II, si espongono i famosi Pugnaloni. Questi, che sembrano derivare dai pungoli utilizzati un tempo per incalzare i buoi durante l’aratura e che infiorati venivano portati in processione durante la festa della Madonna del Fiore, si sono via via trasformati in grandi pannelli di legno, sui quali vengono rappresentate immagini collegate al tema della libertà, eseguite con materiali vegetali freschi e secchi: petali di fiori, foglie, aghi di pino, muschio, licheni, cortecce d’albero.

Durante il XIX secolo ad Acquapendente furono realizzati i viali alberati per il ‘passeggio’ appena fuori le mura, come avveniva in molte città italiane ed europee: il tratto rettilineo della via Cassia fuori Porta Romana è ancora affiancato dai monumentali platani del Viale detto della “Madonnina”, mentre un altro viale perpendicolare a questo conduce al cimitero.

Dal Genio civile, nel 1875, furono dettate condizioni precise per un corretto impianto dell’alberata e per l’adeguata protezione delle giovani piante: i platani di ugual forza e vegetazione dovevano essere posti su due line rette a sei metri di distanza uno dall’altro affinchè le piante più deboli non fossero costrette a languire e a soccombere soverchiate dalle altre più rigogliose. I giovani arbusti erano protetti da rami di cespugli spinosi fino a che il tronco non fosse diventato abbastanza robusto.

“Pugnalone” Festa della Madonna del Fiore

Un terzo viale, questa volta di cipressi, portava 1 un roccolo di proprietà privata, un’alta struttura vegetale adibita all’uccellagione, fitta di lecci e di viburni, affiancata nel suo perimetro da sette grandi querce e dotata su un lato di una casetta di caccia.

Il roccolo, che veniva chiuso con le reti per poter catturare i volatili, era frequente un tempo presso le ville signorili o nelle loro proprietà agricole: è raro oggi incontrarlo isolato in mezzo alla campagna, a forma di cerchio o di ferro di cavallo, dall’aspetto di fitto boschetto di querce, di piante sempreverdi e di arbusti con bacche appetibili dagli uccelli.

All’interno del territorio comunale di Acquapendente, al confine con l’Umbria e la Toscana, si trova una vasta area protetta: la Riserva Naturale Monte Rufeno istituita nel 1983 al fine di valorizzare le straordinarie risorse ambientali e paesaggistiche della zona, in accordo con lo sviluppo economico delle comunità locali; l’area protetta facente parte del sistema dei parchi e riserve naturali della Regione Lazio si estende su un territorio collinare di circa 3000 ettari di superficie, che comprende i versanti del Paglia e a nord il Monte Rufeno (m 770).

Il patrimonio boschivo è ricchissimo sia per estensione che per varietà di tipologie forestali: predomina il querceto misto a prevalenza di cerro ( Quercus cerris ) al cui margine si sviluppa un corredo arbustivo ed erbaceo con specie come rosa gallica ( Rosa gallica ), bùgola azzurra ( Ajuga genevensis ), trifoglio rosso di bosco ( Trifolium rubens ), pisello selvatico ( Lathyrus pannonicus ), le bianche infiorescenze del dìttamo ( Dictamnus albus ), ed altre piante ciascuna con il suo colore e la sua bellezza nascosta. Segue il castagno ( Castanea sativa ) favorito dall’uomo sulle pendici più elevate insieme al carpino bianco ( Carpinus betulus ), al carpinello o carpino nero ( Ostrya carpinifolia ), al cerro ( Quercus cerris ), all’acero napoletano ( Acer obtusatum ), all’agrifoglio ( llex aquifolium ), all’orniello ( Fraxinus ornus ), al melo selvatico ( Malus sylvestris ) e al grazioso melo fiorentino ( Malus fiorentina ), quest’ultimo rinvenuto recentemente in una vasta zona boschiva tra il fiume Paglia e il torrente Fossatello.

Sotto Monte Rufeno, nella zona di Tigna, si trova ancora la rovere ( Quercus petraca ) ormai al confine meridionale del suo arcale.

La boscaglia a roverella ( Quercus pubescens ), frequente negli ambienti più asciutti, è qui presente con il suo variegato sottobosco arbustivo composto da pero selvatico ( Virus pyraster ), ginepro comune ( Juniperus communis ), erica arborea ( Erica arborea ), acero minore ( Acer monspessulanum ), ginestra ( Spartium junceum ) e citiso peloso ( Chamaecytisus hirsutum ) un cespuglio basso, coprisuolo dalle fitte foglioline sericee e i fiori gialli con macchie più scure.

Non manca la macchia verde-scuro-brillante dei sempreverdi di tipo mediterraneo con leccio ( Quercus ilex ), corbezzolo ( Arbutus unedo ), lentisco ( Pistacia lentiscus ), viburno ( Viburnum tinus ), fillirea ( Phillyrea latifolia ) e osiride ( Osyris alba ), un piccolo arbusto dai rami a scopa che ricorda la ginestra dei carbonai ( Cytisus scoparius ), mentre in corrispondenza degli avvallamenti e dei corsi d’acqua il bosco ripariale di salici ( Salix alba, S.purpurea, S.eleagnos, S.triandra ) in varietà, di pioppo bianco ( Populus alba ) e nero ( Populus nigra ), di frassino ( Fraxinus oxycarpa ) e di ontano ( Alnus glutinosa ) annuncia il rinnovo vegetativo con tutta la gamma dei suoi verdi pastello. Nelle zone prative, ai bordi dei sentieri, nelle radure del bosco dove arriva la luce si possono ammirare, sopratutto in primavera, le fioriture di tante piante alcune anche rare e le splendide orchidee, quaranta le specie selvatiche fino ad ora censite.

Riserva Naturale di Monte Rufeno – Hottonia Palustris

Nel territorio della Riserva di Monte Rufeno si trovano più di trecento specie note di funghi.

Tra i mammiferi si incontrano l’istrice, il tasso, la martora, i caprioli e i cinghiali; assai numerosi sono gli uccelli e diverse le specie di rapaci diurni e notturni. Nelle zone umide dell’interno è stata vista la rara tartaruga d’acqua dolce.

Il Museo del Fiore, testimonianza del legame profondo con la cultura e le tradizioni locali, finestra aperta sul significato della biodiversità, è allestito all’interno della Riserva presso il casale Giardino ed illustra attraverso strumenti interattivi e multimediali i fiori del territorio; il Museo è indirizzato alla conoscenza scientifica-divulgativa del mondo del fiore e dei suoi aspetti evolutivi ed ecologici, fino a quelli demoantropologici, presentando la tradizione locale dei Pugnaloni.

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