Bagnoregio

(m 448)

 

Abitati tardo-villanoviani ed etrusco-arcaici sono stati rinvenuti nei pressi di Bagnoregio che divenne poi un importante centro di transito, intorno alla metà del III a.C., sulla strada romana che portava dal Tevere a Bolsena e quindi ai centri della costa.

Il sistema difensivo medievale di Bagnoregio sfruttò a lungo le difese naturali dell’altura ed impiegò le mura civiche, (sulla rupe a mezzogiorno si trovano anche i resti di mura etrusche), nei tratti non protetti dai salti di quota.

Bagnoregio fu sede episcopale nel VI secolo, donata da Carlo Magno alla Chiesa, patria di San Bonaventura che qui nacque nel 1221, soggetta sempre nel ’200 al Comune di Orvieto, quindi feudo dei Monaldeschi, cambiò l’antico nome di Bagnorea in quello attuale nel 1922.

Originariamente il Comune era suddiviso in tre diverse borgate, Civita, Mercato e Rota. Faceva infatti parte di un insediamento molto più vasto, sorto su un lungo altopiano tra le vallate dei torrenti Torbido e Chiaro, disgregatosi in seguito al violento terremoto del 1695 e alla continua erosione dei calanchi, che isolarono definitivamente Civita oggi collegata a Bagnoregio tramite un ponte; all’estremo dell’abitato sono i resti di un antico convento, che secondo la tradizione fu frequentato da San Bonaventura.

Terra di agricoltori, era rinomata per i suoi vini: quando alla fine del Cinquecento il botanico Andrea Bacci, archiatra di Sisto V e titolare della cattedra di botanica alla Sapienza, compila la vasta e informatissima rassegna dei vini d’Italia salva, tra la produzione non esaltante dei vini della Tuscia, solo quelli indicati come falisci tra cui i moscatelli di Bagnoregio e di Montefiascone.

Il legame con le proprietà terriere, la buona posizione e la vicinanza con importanti vie di comunicazione hanno contribuito alla nascita di palazzi e di ville con giardini: il Parco della Villa Agosti risalente al secolo XIX è oggi sede dell’Istituto Tecnico Agrario e la Villa Gualtiero oggi Sterbini del XVI secolo conserva un bel giardino risistemato in tempi recenti.

A Bagnoregio ogni anno si premia il più bel balcone fiorito, una tradizione antichissima quella di coltivare piante in vaso, che accomuna i borghi viterbesi a sempre nuove forme di arte del giardino. E questa una tradizione risalente agli anni Sessanta che associa Bagnoregio all’opera di Bonaventura Tecchi che qui è nato nel 1896, e che all ‘antica terra come chiamava la Valle dei calanchi si è frequentemente ispirato nelle sue opere.

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