Civita di Bagnoregio 

(m 484) 

Comune di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio e il paesaggio dei calanchi

Sembra che i fenomeni erosivi risalgano all’epoca etrusco-romana, dovuti allo sfruttamento dei terreni a fini agricoli e al conseguente ridursi del manto protettivo della vegetazione, con alterne vicende nei secoli successivi, dalla migliore stabilità durante il Medioevo al peggiorare della situazione erosiva all’inizio dell’età moderna, sopratutto dopo il terremoto del 1738.

I proferii, i balconi, i cortili fioriti di Civita sono altrettanti giardini che esprimono l’amore per la natura e per le piante nella dimensione domestica e del quotidiano, tra gli scorci dei vicoli stretti sul paesaggio dei calanchi: Garofani e gerani, ma anche ranuncoli e campanule, margherite serenelle, a ogni finestra rimasta in piedi in mezzo alle rovine, come scrive Bonaventura lecchi in Tarda Estate.

Civita di Bagnoregio opera di Luca De Troia

I fiori nei giardini, sulle terrazze, nelle verande sono curati, custoditi, innaffiati, nutriti e accarezzati, fiori nei vasi, disposti in bell’ordine sopra balconi rustici; e fiori senza vasi, in piccole radure, su poca terra dovunque…

Ad altre famiglie e ad altri generi appartiene la flora dei calanchi che nelle zone più ripide comprende solo formazioni erbacee a cuscinetto che a stento riescono a trattenere l’argilla con le radici; tra questi, in primavera, si possono osservare radi pratelli che si disseccano con l’aumento della temperatura.

Cespi di graminacee dello stesso colore delle argille nella stagione asciutta popolano le zone meno impervie, mentre ai piedi dei pendii argillosi, dove si deposita l’acqua di scorrimento, cresce la canna del Reno ( Arundo pliniana ) una pianta simile alla cannuccia di palude che si stabilisce sui pendii franosi. Nelle zone a minore pendenza si trovano anche specie a portamento arbustivo come l’olmo (XJlmus minor), il rovo ( Rubus ulmifolius), la rosa selvatica ( Rosa canina ) e la ginestra comune ( Spartium junceum ): quest’ultima quando è presente a larghe macchie conferisce una buona stabilità ai versanti.

Sulle rupi tufacee si affaccia una specie rupicola frequente nel territorio viterbese, anche in ambito urbano, la violaciocca gialla ( Erysimum cheiri sin. Cheiranthus eh. ), di origine asiatica, introdotta nell’antichità e ora naturalizzata.

Lungo i corsi d’acqua la vegetazione ripariale di pioppi (Populus alba e P. nigra), salici ( Salix spp. ) e olmi, con i suoi arbusti e le erbe palustri, in particolare la cannuccia di palude ( Phragmites australis ), serpeggia nel fondovalle dal quale si distacca il paesaggio lunare dei calanchi.

Nel comprensorio di Civita di Bagnoregio sono inoltre presenti alcune specie rare tra quelle già segnalate nella flora del Lazio: il ruolo della copertura vegetale è essenziale ai fini del recupero di Civita, sia per il consolidamento dei pendii franosi che per la riqualificazione e la conservazione dei valori del paesaggio.

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