BARBARANO

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Barbarano

Il territorio di Barbarano era abitato già dall’età del Bronzo Antico, circa 1700-1600 anni a.C.: dunque per quanto debole all’inizio l’incidenza dell’azione dell’uomo sul paesaggio sono pur sempre riscontrabili le tracce di quei primi insediamenti.

I secoli successivi hanno visto sempre più determinato sul territorio il lavoro delle popolazioni che si sono avvicendate tra gli insediamenti di Barbarano, Pontone, San Giuliano ed altri, sempre in posizione di difesa sulle emergenze orografiche naturali, mentre le zone accessibili, oggi a pascolo e a bosco, erano coltivate. Quando si usavano ancora aratri a trazione animale si potevano raggiungere anche le pendici strette e scoscese: la zona della necropoli coltivata fino ad alcuni decenni or sono, oggi è ricoperta di fitta vegetazione spontanea.

Nei valloni dove sono scomparse le “canepine”, terreni adibiti alla produzione della canapa in uso fino al 1940, e in altri appezzamenti ad orto poi abbandonati, sono stati effettuati anche impianti di vegetazione autoctona e di specie legnose come i pioppi a fini commerciali.

Il centro storico di Barbarano si trova compreso nel Parco Regionale Suburbanum Marturanum, un’area di circa 1450 ettari, contigua al comprensorio dei Monti della Tolfa.

Per chi si trova sulla punta estrema dello sperone tufaceo dove finisce l’abitato di Barbarano, il borgo alle spalle, lo spettacolo che si presenta del vallone sottostante immerso nella vegetazione e racchiuso dai pianori laterali, evoca, per l’ampiezza dell’orizzonte selvaggio e il silenzio degli spazi, visioni primordiali.

Molteplici relazioni si sono generate tra ambiente, paesaggio e presenza dell’uomo: tra il reticolo delle forre, le estese necropoli etrusche, i tracciati stradali, antichi come la via Clodia, i borghi ancora abitati, la ricca flora, la fauna che ha trovato nelle spaccature delle rocce e nell’inselvatichirsi della vegetazione un habitat ideale.

I valloni sono incisi dai corsi d’acqua che confluiscono nel torrente Biedano dove è localizzata la necropoli di San Giuliano, nei pressi del nucleo abitativo originario di Marturanum.

Al fondo dei valloni il bosco è caratterizzato da associazioni, diverse da luogo a luogo, di latifoglie composte da acero d’Ungheria ( Acer ohtusatum ), carpino bianco ( Carpinus hetulus ), castagno ( Castanea sativa ), cerro ( Quercus cerris ) e bagolaro ( Celtis australis ) detto anche spaccasassi che si trova dove affiorano banchi di roccia o antiche presenze archeologiche.

La vegetazione del bosco ripariale del fondo valle è rigogliosa all’aspetto anche con formazioni “a galleria”, ma meno ricca dal punto di vista della varietà floristica a causa degli inquinanti presenti nei corsi d’acqua.

Nella fascia tra il fondovalle e la parete della forra è presente un tipo di bosco più mesofrio, mentre nelle zone fresche e favorevoli si può incontrare il faggio ( Fagus sylvatica ) e l’agrifoglio ( Ilex aquifolium ), negli anfratti umidi e rocciosi il delicato capelvenere ( Adiantum capillus-veneris ) e la lingua cervina ( Phyllitis scolopendrium ), la felce dalle foglie ondulate e lucenti.

Sulle parti alte della forra in presenza di cornici tufacee-sabbiose, in coincidenza frequente con le “tagliate” etrusche, la vegetazione diventa di chiara impronta mediterranea con presenza di roverella ( Quercus pubescens ), leccio ( Quercus ilex ), corbezzolo ( Arbutus unedó ), fillirea ( Phyllirea latifolia ), alaterno ( Rhamnus alaternus ), ginestra odorosa ( Spartium junceum ), erica arborea ( Erica arborea ) e macchie di cisti: cisto rosso o canuto ( Cistus incanus ) dai bei fiori rosati e cisto femmina ( Cistus salvifolius ) dalle foglie somiglianti alla salvia e fiori bianchi con centro arancione.

Una vasta area collinare a pascolo, cespuglieti e boschetti di querce chiamata “Quarto”, perché anticamente divisa in quattro parti, caratterizzata da rocce di tipo calcareo-marnose di origine più antica rispetto a quelle di provenienza vulcanica, è utilizzata per l’allevamento brado delle vacche e dei cavalli di razza maremmana.

Biancospino ( Crataegus monogyna ) ai margini dei pascoli del Quarto presso Barbarano

Anche qui ricco e diversificato è il patrimonio vegetale, tra zone a prato-pascolo, margini del bosco e pendici boscose: l’ambiente vegetale risente sia di compenetrazioni di specie mediterranee che di specie orientali come paliuro ( Paliurus spina-christi ), non appetibile dal bestiame perché spinoso, e siliquastro o albero di Giuda ( Cercis siliquastrum ).

I Quarto era attraversato dalla via Clodia, la strada romana costruita tra la fine del III e l’inizio del II sec. a.C., i cui basoli affiorano ancora tra la vegetazione del bosco della Bandita accanto al rudere di un antico monumento funebre per proseguire dove ancora s’incontrano i resti di ville rustiche, tombe, necropoli e cisterne.

La flora del territorio di Barbarano è particolarmente ricca e degna di essere protetta a cominciare dalle numerose bellissime orchidee; impossibile riportare in quesa sede tutte le specie presenti, tra cui alcune “rare” o “molto rare” come l’anemone dei fiorai ( Anemone coronaria ), il narciso dei poeti ( Narcisus poeticus ), il cardoncello azzurro ( Carduncellus coeruleus ), il lupino irsuto ( Lupinus micranthus ), la veccia serena ( Vieta lathyroides ), la viola soave ( Viola suavis ) e diverse specie di trifoglio.

A Barbarano Romano sono state recuperate antiche usanze legate alla pastorizia: nella prima metà di maggio si celebra la festa dell’“Attozzata” che consiste nella distribuzione di una zuppa di pane bagnato con ricotta e siero preparata sul posto secondo la tradizione secolare dei pastori.

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