Bassano in Teverina

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L’antico bodo arroccato all’estremo dello sperone

L’antico borgo, che era già frequentato in epoca etrusca, è affacciato dall’alto dello sperone tufaceo su tutta l’ampiezza della Valle del Tevere, ed è stato recentemente ristrutturato dopo l’abbandono dei suoi abitanti insediatisi nella parte nuova del paese.

Il noto lago Vadimone dove gli Etruschi subirono la definitiva sconfitta da parte dei Romani nel 283 a.C., oggi quasi del tutto interrato, rappresenta un riferimento storico e paesaggistico di rilievo per Bassano: alimentato da sorgenti solfuree era avvolto dalla leggenda e ritenuto sacro, anche per via delle sue isole galleggianti, ammassi di incrostrazioni calcaree, di canne e di giunchi che si spostavano sull’acqua.

Plinio il Giovane lo descrive con minuziosi particolari in una sua epistola all’amico Gallo, a cui lo lega la stessa passione per le opere della natura: Il lago ha la figura di una ruota messa a giacere, con una circonferenza in tutto regolare: nessun seno, nessuna sporgenza; tutto è unito e misurato, quasi scavato e tagliato da una mano di artefice. Il colore è più pallido, più verde e più intenso del marino; le acque hanno odore di zolfo…

Esso si trova a valle del Centro storico ed è collegato a questo attraverso un ripido sentiero, un tempo utilizzato per raggiungere i fertili terreni coltivati della pianura sottostante.

Da qui passava la Strada della barca, un transito importante utilizzato fino all’Ottocento, per raggiungere il porto di Giove sul Tevere, dove si imbarcavano per Roma i tagli di legname che si preparavano nei boschi circostanti.

Anche a Bassano la strada di ingresso al paese nuovo, lasciata la via Ortana, è stata alberata con un doppio filare di tigli ( Tilia platyphyllos ) ; le nuove palazzine, come altrove, sono nate al margine degli uliveti e degli orti, quando non includono residui querceti destinati a scomparire, mentre i nuovi interventi tentano la difficile sintesi tra storia urbana, campagna coltivata e ambiente naturale.

Nei vicoli del vecchio borgo si svolge, la notte di Natale e i giorni successivi, una delle rappresentazioni più suggestive del presepio vivente.

Qui si trova la chiesetta di S. Biagio del XIV secolo, realizzata intorno a una cappella rupestre che a sua volta inglobava una grotta affrescata con scene di S. Michele Arcangelo, probabilmente adibita a un culto più antico.

Santa Maria dei Lumi è una piccola chiesa romanica sorta su una pieve già esistente, con campanile dovuto alla trasformazione della porta-torre dell’antica cinta muraria. Una delle colonnine delle bifore di tipo antropomorfo rappresenta un personaggio mingente con allusioni e significati complessi relativi comunque aH’allontanamento di influenze negative, come si ritrova in altre chiese del nostro territorio.

Un tempo a primavera, nella notte della vigilia della festa del ‘Piantamaggio’, a una certa distanza dalla base dell’alto palo piantato in terra, si accendeva un gran fuoco su un letto di ginestre per cuocere i “cappellacci”.

Antichi riti riscoperti o reinventati scandiscono l’alternanza delle stagioni e le relazioni che da sempre uniscono l’uomo alla terra.

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