Bassano Romano

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 Il Giardino segreto e il Parco di Palazzo Giustiniani Odescalchi nel 1987

Il borgo medievale si formò intorno al secolo XI su uno sperone tufaceo: fu feudo della potente famiglia degli Anguillara fino a che fu acquistato da Giuseppe Giustiniani di famiglia genovese.

Il figlio Vincenzo si accinse a completare con grande impegno di Palazzo, ultima propaggine dello sperone, dotandolo di un giardino ‘all’italiana’, chiamato Giardino Segreto e di uno splendido Parco sul pianoro a fronte, collegati con un ponte ai piani alti del complesso edificio.

All’estremità del Parco, in fondo al viale principale in asse con il Palazzo, fu aggiunta la palazzina detta La Rocca, in origine con cinque torri merlate, che riproducevano l’insegna araldica della famiglia.

Nella testata dell’ala sud del Palazzo, rivolta verso il giardino, si legge: VINCENTIUS JUSTINIANUS I. F. HORTUS E REGIONE PRETORIO CULTU MAGNIFICIO ADIECIT A. D. MDCV (Vincenzo Giustiniani aggiunse dalla campagna al palazzo i giardini con magnifica piantagione).

Annota lo stesso Giustiniani, descrivendo le molte fabbriche, come palazzi, case, chiese e giardini, realizzate sia a Roma che a Bassano, d’avere ordinato …spianamento di monti, empimento di valli, aggiustamenti di viali, e piazze grandi in siti ineguali e molto irregolari e scoscesi, e fatto fare per necessità fondamenti con industria insolita e spesa grande sotto li giardini e le loro muraglie, e sotto i palazzi ed altre fabbriche, talmente che non possono essere le suddette opere comprese se non da chi prima ha veduto ed osservato li siti diversi e stravaganti sopra i quali ora sorgono.

Le intenzioni progettuali che riguardano la costruzione del complesso di Bassano ai primissimi anni del Seicento sono chiaramente espresse in un documento di grande interesse per la storia dei giardini: una lunga lettera di Vincenzo Giustiniani indirizzata a uno studioso del suo tempo, l’avvocato Teodoro Amideni.

Testimonianze di questo tipo intorno all’atto di nascita e all’evoluzione di un giardino sono molto rare: è quasi impossibile ricostruire il ‘momento ideativo’ e i successivi ‘momenti esecutivi’ di adattamento dei mezzi materiali a disposizione, per la realizzazione del progetto.

Il marchese Giustiniani ammette di avere ‘naturale inclinazione’ e di conoscere teoria e tecnica architettonica e dimestichezza dei termini con cui trattano i muratori. Sopratutto riconosce la necessità di avere il denaro pronto per fare alla giornata i diversi pagamenti, in buona parte registrati nei documenti di archivio.

Al giardino ‘all’italiana’ si accede da due rampe a tenaglia che incorniciano una grotta- ninfeo: nell’incisione presente nella Galleria Giustiniana una sequenza di fontanelle zampillanti accompagnava le rampe e un fondale di cipressi e d’abeti si sovrapponeva alla copertura boschiva del Parco.

A lato del parterre di bossi la presenza di alcuni alberi da frutto potrebbe essere indicativa della consuetudine, protrattasi nel tempo, di coltivare un frutteto nell’unico spazio in piano, al sole e vicino all’abitazione.

Un viale del Parco

Anche Perier e Fontaine nelle descrizioni e nei disegni pubblicati nel 1809 su Choix des plus célèbres maisons de plaisance de Rome et de ses environs dopo il loro soggiorno all’Accademia di Francia a Roma tra il 1786 e il 1790, tra i quali figura anche la Villa Giustiniani, pongono l’orto accanto al giardino di fiori. Attraversava in lunghezza il parco un viale rettilineo, che incorniciava in fondo La Rocca al di sopra di una scalinata; a lato del viale principale si susseguivano una serie di aperture nella vegetazione, come piazze di forma quadrata, rettangolare, circolare, collegate da viali secondari e delimitate da siepi, ornate di sculture e di arredi di pietra.

Il Parco era articolato in episodi e in passaggi dai nomi suggestivi, con frequenti richiami letterari, legati ai luoghi del giardino: Il viale delle rose, il viale delle pere, l’abetaio, il viale principale alle ragnaie, il teatro di Navona, il Monte Parnaso, il viale di Esculapio, il viale della peschiera, il viale delle nocchie, la montagnola, la piazza quadra, la piazza tonda… Natura e mito vivevano in simbiosi e si ricollegavano, come in altri giardini di Roma e del Lazio, alla tradizione dei modelli classici che la particolare natura e la storia dei luoghi dovevano ispirare.

Vincenzo Giustiniani aveva visitato i grandi giardini del suo tempo anche fuori d’Italia. La sua attenzione è rivolta ai boschi, alle spalliere, ai filari di alberi e alle piante in generale appropriate al clima e al terreno, privilegiando le specie sempreverdi.

Siamo in un periodo di transizione dal giardino che tende a trasformarsi in parco, nel conquistare spazi sempre più ampi, includendo brani di bosco e privilegiando i lunghi viali e le piantagioni di alberi, che saranno i caratteri dei grandi complessi italiani ed europei del XVII secolo senza escludere la fondamentale relazione tra domestico e selvatico.

E però non sarà bene — scrive Giustiniani — intraprendere lavori minuti di erbette e fiori, che hanno bisogno di cura squisita per preservarli dalle soverchie quattro qualità degli elementi. Si ha da premere più in altri ornamenti più sodi e durabili cioè dé boschi grandi che abbiano del sabatico, dé boschi d’alberi che mantengano sempre le foglie, piantati con ordine e con angoli e diritture tali che corrispondono tra se per ogni verso senza uscire da linea tirata squisitamente con il filo; ed anco di ragnaie, le quali si usano assai in Toscana, non solo per la sola apparenza, ma per Voccasione d’uccellare in esse in più modi, le quali devono essere di piante appropriate, e ciò con qualche poca d’acqua corrente. Ed anco nel giardino siano viali coperti, né quali si possa passeggiare nel caldo dell’estate, i quali sono assai in uso in Trancia, ove ne ho veduti dè bellissimi, e si dicono allées. Si ha da avere molta avvertenza che le spalliere siano durabili, e se il clima è freddoloso e soggetto a brine, e neve e grandini, si devono eleggere piante che sogliono resistere, come ginepri, bussi, lauriregi, cerase marine, e forse il lauro ordinario e la lentaggine. Con maggior risico però, se il sito è caldo e secco, sarà necessario avere Tacque pronte, e così si potrà eleggere merangoli, cedri, limoni ed altre piante simili e nobili. In fatti si ha da premere in far opera più durabile che sia possibile…

Il patrimonio arboreo del Parco di Bassano (il complesso dal XIX secolo è di proprietà degli Odescalchi), è eccezionale: lecci plurisecolari, altissimi abeti, vetusti cipressi e molti pecci o abeti rossi (Picca abies), la conifera tipica dei boschi di alta montagna, piantati quando entrò nella famiglia una giovane sposa proveniente da oltre le Alpi.

La principessa polacca Sofia Braniska sposò ventenne nel 1841 Livio II Odescalchi portando una ricca dote che sollevò le sorti delle proprietà di Bassano, Palo e Bracciano. Bella, elegante, amante delle arti e dedita a opere di bene, prediligeva la residenza di Bassano dove si prodigò in migliorie nel Palazzo e nel giardino, ricordata sempre con gratitudine dalla famiglia Odescalchi.

All’interno del Palazzo le stanze sono splendidamente affrescate con scene di tipo biblico e mitologico da grandi artisti come l’Albani, il Domenichino e altri pittori seicenteschi.

Dall’alto dell’ultimo appartamento la vista spazia sul borgo, sulle vailette coltivate ai piedi dello sperone tufaceo, sull’altopiano boscoso, ancora una volta nella profondità degli spazi della natura e della storia, carattere proprio dei grandi giardini di interesse storico della Tuscia.

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