Bolsena

                                                            (m 350)

I territori intorno al lago di Bolsena erano frequentati già dalle epoche più remote, Paleolitico medio e Neolitico, ma è a partire dal secondo millennio a.C., in particolare nell’Età del Bronzo (1800-900 a.C.), che la presenza umana, sensibilmente aumentata, si concentra all’interno del bacino lacustre, con insediamenti sia nelle zone di altura che in quelle di pianura presso le rive; i villaggi delle sponde e quelli su palafitte furono progressivamente sommersi dal sollevamento delle acque del lago.

Nell’iniziale fase etrusca i territori del lago di Bolsena si trovarono ad essere di pertinenza delle principali città di Vulci, di Tarquinia ( il lago di chiamava infatti Tarquiniensis ), e della prima Volsinii sulla rocca orvietana.

Peonia ostii ( Fenice bianca ) nel giardino La Luccica di Gian Lupo Osti

Con la distruzione di quest’importante città etrusca nel 265-264 a.C. da parte delle legioni romane comandate dal console M. Fulvio Fiacco ed il trasferimento della popolazione sulle alture della conca lacustre, i superstiti fondarono la nuova Volsinii, oggi Bolsena.

Divenuta fiorente città romana e maggior centro del territorio, anche per l’apertura nella metà del II sec. a.C. della via Cassia, il lago si chiamò d’allora in poi Volsiniensis; il nuovo insediamento occupava un terreno di notevoli dislivelli chiuso da un circuito murario di quattro chilometri che custodiva al suo interno rilevanti luoghi di culto. Uno di questi è attribuibile ai riti primaverili di Demetra, la romana Cerere, ed è stato individuato attraverso il ritrovamento di un profondo bothros (pozzo sacro), elemento di raccordo tra il mondo dei vivi ed il regno degli inferi, corredato da un reperto che riproduce stilizzate spighe di grano in lamina d’argento.

Le feste primaverili in onore di Cerere, chiamate Cerealia, avvenivano nel mese di aprile ed il loro culto è attestato nella zona successivamente, anche in età imperiale.

Nella fase della precedente religione etrusca sembrano prevalere le forze collegate ai misteri e ai fenomeni del mondo sotterraneo: le divinità sono Nortia, dea infera della fertilità e del destino, e Tinia più noto con il nome di Voltumna, l’equivalente di Giove non abitatore dell’Olimpo ma custode dell’oltretomba.

Alcuni santuari, appartenenti al III sec. a.C., quando gli abitanti della nuova Volsinii erano ancora legati alla loro cultura originaria, hanno restituito alcuni altari dalla forma particolare, che venivano utilizzati per un rito primaverile. Queste are con foro al centro a cui corrispondeva un canale scavato nel blocco di pietra, con base più larga al livello del terreno, avevano la funzione di piccoli bothroi, dove le offerte a base di liquidi, dedicate a divinità infere, si perdevano nella terra scendendo all’interno della pietra sacrificale.

Un santuario all’aperto del III sec. a.C. Dedicato a Persefone e legato ai culti della fertilità è stato recentemente portato alla luce in Puglia: le donne versano libagioni di latte , vino e idromele ( miele misto ad acqua ) attraverso alcune fessure della roccia ( bothros ), per saziare le divinità degli Inferi.

La storia millenaria del lago di Bolsena e del suo territorio attraversa una trama complessa di vicende geologiche, biologiche, mitiche e storiche.

Infiorata del Corpus Domini

Poco a sud lungo la Cassia si può vedere una strana parete di roccia basaltica chiamata Le Pietre lanciate, dovuta a eruzioni fessurali di lava vulcanica improvvisamente raffreddatisi a contatto con l’aria. Proprio alla base dell’inconsueta parete è stato trovato il basamento di un tempio risalente al III secolo a.C., cioè al momento della fondazione della nuova Volsinii.

L’antico borgo medievale, le case strette le une alle altre che lasciavano poco spazio a qualche orto, possedeva nell’antica piazza del Comune un albero di olmo citato in un documento della fine del Duecento e di nuovo nel secolo successivo, secondo la consuetudine, che trapela nella storia degli insediamenti medievali, di piantare uno o più alberi nella piazza principale con funzione simbolica e di riferimento per i cittadini. Infatti in caso di guerra i nemici si facevano vanto di essere arrivati a tagliare l’albero della città: nel saccheggio del 1294 gli Orvietani avevano tagliato l’olmo della piazza, dove verrà ripiantato e che nel Cinquecento era ancora chiamata Piazetta o Platea Ulmi.

Bolsena conobbe un incremento edilizio per opera di Tiberio Crispo, figliastro e cameriere segreto di Paolo III: tra il 1541 e il 1554 furono infatti realizzati il Palazzo con la Loggia Paolina a cinque arcate sulla bellissima vista del lago, una elegante terrazza pensile e un giardino recintato da muro per il quale fu impiegata una somma cospicua.

Oggi il complesso è di proprietà del principe Giovanni del Drago, amatore e creatore di giardini, che qui come all’isola Bisentina ha dato sfogo al suo estro: gli spazi a terrazza intorno al Castello sono diventati l’occasione per deliziosi giardini che rimandano alle forme topiarie del modello italiano; la terrazza pensile è sistemata con arredi raffinati e vasi in ceramica, nella zona a valle più ampia ha trovato posto un giardino di rose e di ortensie.

A delimitare verso nord-ovest la rupe tufacea su cui sorge il quartiere di Castello, l’antico Castrum capitis, si erge la severa mole della Rocca Monaldesca, efficace base di controllo che gli Orvietani, dalla fine del XII secolo, esercitavano su Bolsena.

Nel 1991 il monumento è diventato sede del Museo Territoriale del Lago di Bolsena con l’intento di ricostruire, attraverso criteri innovativi, la fisionomia storica e la vita attuale di tutto il territorio circumlacuale secondo un criterio più completo di “patrimonio culturale e ambientale”. Meritevole per la salvaguardia dell’ambiente lacustre è l’Associazione Lago di Bolsena che ne tutela l’integrità paesaggistica e biologica.

Bolsena è luogo di antichi e ricorrenti ritualità. In occasione della festa del Corpus Domini, che ricorda il famoso miracolo del 1263, la processione si svolge lungo le principali vie del paese, tra la Rocca Monaldeschi e la basilica di S. Cristina: un percorso lungo quasi due chilometri coperto da l’Infiorata, un lunghissimo e variopinto tappeto composto di fiori e di foglie: fiordalisi, papaveri, rose, garofani, felci, ginestre…

La celebrazione dei Misteri di S. Cristina che ricorre nel mese di luglio faceva parte di un culto più complesso che comprendeva anche un rituale nel mese di maggio, in vigore fino al XVIII secolo, analogo ai riti primaverili che ancora si celebrano intorno al lago.

Situata sulla via Cassia, ai confini dello Stato della Chiesa, Bolsena è stata un importante luogo di transito e di sosta per molti viaggiatori che si lamentavano spesso delle strade e delle locande di queste contrade.

Il paesaggio era invece motivo di ammirazione e di piacere sopratutto per chi veniva dal nord, come fu per George Dennis, alla metà dell’Ottocento, sorpreso dalla bellezza dei luoghi e dal clima, in una giornata d’inverno, allora come oggi al momento della raccolta delle olive.

Era una magnifica giornata di sole, quando arrivammo in vista del lago di Bolsena. Il cielo senza una nuvola, le acque terse come cristallo, le due isole ed ogni particolare delle rive, tutto era soffuso dallo splendore di un’aria calda e trasparente. Gli oliveti erano popolati da contadini intenti alla raccolta delle olive, miriadi di animali acquatici pullulavano nelle acque. Cocchio vagava nello stupendo anfiteatro dell’antico cratere e da ogni parte i boschi, ancora vestiti dei colon dell’autunno, scendevano a mescolare le loro tinte calde e vivaci con l’azzurro del lago. Di fronte a una natura così lussureggiante, ad un clima così dolce a stento si poteva credere di trovarsi in pieno inverno.

Durante il consiglio comunale del 24 settembre 1868 a Bolsena fu presa la decisione di aprire una strada alberata che, dalla piazza del Comune, doveva andare diritta al lago, per soddisfare il passeggio pubblico, com’era in voga ormai da tempo in altre città, per esaudire le prime richieste di balneazione nelle acque del lago e per facilitare infine i trasporti da una spiaggia all’altra.

Lo storico viale Colesanti a Bolsena

Il maestoso viale di platani oggi ultracentenari, monumento storico e naturale, che porta il nome del sinaco di allora Nicola Colesanti, annovera esemplari imponenti che superano i trenta metri di altezza. Nell’estate lungo il viale e intorno alla piazza sul lago fioriscono piante di ortensie inserite in questi ultimi anni ad opera del Comune di Bolsena con la consulenza dell’Associazione Amici delle Ortensie; per la composizione vulcanica del terreno qui crescono rigogliose in particolare quelle di colore blu e azzurro. La bellezza del paesaggio, i terreni fertili e la mitezza del clima hanno contribuito alla nascita di molti giardini a Bolsena e intorno al suo lago.

Uno dei metodi, tra i più attuali, per impiantare un giardino è quello di col- i lezionare piante particolari con criteri scientifici. Nell’immensa varietà delle 5 specie oggi a disposizione, questo criterio è un mezzo per approfondire un percorso botanico nato il più delle volte da un innamoramento, da una passione, come è capitato a Gian Lupo Osti che ha scelto l’ambiente di Bolsena per l’acclimatazione delle sue piante preferite, le peonie. Questo stupendo fiore originario della Cina per le specie arbustive, dall’Oriente e dalle coste del Mediterraneo per le specie erbacee, è stato oggetto di studio e di lunghi viaggi da parte di Osti, alla ricerca delle peonie nel loro ambiente naturale con la finalità di studiarle, farle conoscere e difenderle da ! raccolte indiscriminate.

Una bella peonia dai petali bianchi, a volte con filamenti rosati, una specie rara perché ancora presente nel suo habitat naturale è stata dedicata a Osti, con il nome di Vaeonia ostii. Di rapida crescita e vigorosa, è molto usata nel suo paese d’origine per scopi farmaceutici; una sua cultivar “Fenice bianca”, ancora più appariscente, è una delle prime a fiorire.

La figura del “botanico-amatore” e del “cacciatore di piante” che attraversa tutta la storia dei giardini, in particolare dall’epoca delle nuove scoperte geografiche, ha contribuito in modo esemplare alla conoscenza botanica di molte specie, del loro habitat, dei metodi di coltivazione e delle tradizioni dei loro paesi d’origine. Dall’Ottocento non ci fu giardino che non avesse la sua pianta di peonia; una tradizione che si è affermata anche nel viterbese dove nei vecchi giardini, anche un po’ trascurati, ogni primavera continuano a sbalordire i grandi fiori stradoppi sfumati di rosa di una peonia arbustiva ( P. suffruticosa ).

Dai fertili terreni intorno al lago provengono infine gli ortaggi per i mercati giornalieri e settimanali: qui si producono le migliaia di piccole piante da orto che si vendono a mazzetti in primavera nelle piazze delle città della provincia, qui si coltivano, come in tantissimi altri orti, i crisantemi che risaltano a novembre con i grandi fiori luminosi tra i filari verdi azzurri dei cavoli. 

 

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