L’antica Narce, nei pressi di Calcata, era un importante centro dell’Agro Falisco, le sue origini sembrano risalire al secolo XIII a.C.
Il popolo dei Falisci, secondo la leggenda, ebbe origine da Halesus o Haliscus, figlio di Agamennone, che dopo l’uccisione del padre fuggì per terre e per mari, fino al territorio tra il Tevere e l’Etruria meridionale, dove egli ai Falisci, poi, le cerimonie insegnò di Giunone, come canta Ovidio a proposito delle feste che quel popolo celebrava in onore di Giunone.

Il pittoresco borgo medievale di Calcata è cresciuto su di un rilievo roccioso, isolato, in mezzo alle forre del Treja, chiuso e raccolto nella vastità e nella solitudine del paesaggio circostante. Un luogo eccezionale dove sognare e realizzare un giardino come è avvenuto per Paolo Portoghesi che qui ha costruito il suo paradiso, una rivisitazione di immagini classiche e di forme moderne.

Il giardino di Paolo Portoghesi, ‘eccentrico’ rispetto alla casa, è situato al di là della strada, dove lo spazio lo consentiva, primo legame inscindibile di ogni giardino con la terra, sul pianoro in vista dello straordinario vallone del Treja e del borgo di Calcata proteso sullo sperone tufaceo.
Per salire al giardino una doppia scala in tufo incornicia, tra il prezioso luccichio dei limoni, un grande uovo dello scultore Costantino Morosin, che guida la prospettiva, in asse con un bel albero di albicocco, al piano superiore da cui si dipartono i percorsi del giardino.

Già l’uovo all’inizio rimanda al simbolo della vita, al suo rinnovamento cosmico – come scrive Isabella Chiappara – così tutto il luogo è un fitto intrecciarsi di simboli, di ricordi e di esperienze vissute, che sono la cifra personalissima di questo giardino, perché unico e irrepetibile è il percorso culturale dell’architetto che lo ha creato.

Tutti gli elementi costitutivi dell’opera-giardino sono presenti ,la pietra , la topiaria delle siepi , l’ acqua ,ora giocati con disincanto spregiudicato e con ironia , ora alludendo ai modelli rielaborati dell’architettura classifica: cosi il Tempio in legno pregiato al centro dell’ isola circondata dalla canaletta anulare dove galleggiano le ninfee, i frequenti richiami ai giardini e all’arte decorativa islamica, le casette-mascheroni che rimandano a Bomarzo, occhieggiando motivi Gothyc Revival, la fontana-scultura, ‘cristallina’ stilizzazione di un tulipano al centro di quattro parterre d’acqua, simbolo matematico, alchemico, botanico e filosofico del giardino stesso.

Ricca e ricercata è stata la scelta degli alberi, degli arbusti, delle piante da fiore: ulivi centenari, lecci e cipressi, antichi alberi da frutto, il Ginkgo biloba fossile vivente, sopravvissuto intatto dall’era carbonifera, la ‘melanconica’ aquilegia, e tanti altri sullo sfondo naturale della lus-1 sureggiante vegetazione delle forre del Treja.

In parte nel comune di Calcata e in parte nel comune di Mazzano Romano in provincia di Roma si trova il Parco Suburbano Valle del Treja, una zona protetta di circa ottocento ettari, di cui cinquecento coperti di boschi, abitata da molte specie di animali, e comprendente la tipica vegetazione delle forre.

Il Parco abbraccia lo stretto fondovalle del fiume, ricoperto da una galleria verde (dove l’acqua, nei salti di quota, forma spettacolari cascate come quelle di Monte Gelato), le pareti delle gole che rispecchiano ambienti diversi a seconda dei vari microclima, ed alcune zone incolte utilizzate a pascolo che, sotto la cotica erbosa, celano i resti archeologici della civiltà dei Falisci.

La copertura vegetale che dipende dal tipo di suolo, dall’acclività dei versanti e dalla loro esposizione è per lo più composta da querceti misti con il loro specifico corredo di arbustive ed erbacee e da boschi ripariali e di greto lungo i corsi d’acqua.

Antichi itinerari segnati dai pastori transumanti, resti di tempi e di acropoli, aree fortificate, ruderi di castelli avvolti dai rampicanti, vecchi mulini e opere idrauliche restituiscono la storia millenaria della Valle del Treja, che costituiva un’importante linea di difesa a protezione della via Flaminia e delle terre lungo il Tevere.

Oggi sono occasioni per percorsi a piedi o a cavallo, lungo il fondovalle, intorno ai centri di Calcata e Mazzano; oppure si può seguire l’antica via Narcense che collega Civita Castellana al Parco del Treja, cioè l’antica Palerii Veteres e i resti dell’abitato sparso di Narce, distribuitosu alture, che erano collegate da un ardito ponte etrusco oggi diruto.

L’Associazione delle Forre è nata nel 1996 con lo scopo di conservare i valori ambientali, storici e culturali della Valle del Treja.
Nell’area protetta del Parco del territorio di Calcata è stato realizzato dagli artisti Anne Demijttenaere e Costantino Morosin un museo all’aperto che si chiama Opera Bosco Museo di Arte nella Natura, nato dall’esigenza di mettersi in relazione con la natura: Le opere d’arte sono realizzate con i materiali naturali del Bosco dove, inscindibili dal territorio, vivono in simbiosi con il loro ambiente originario i colori  e i profumi delle varie stagioni. La vita delle opere viene perpetuata con la manutenzione o il rifacimento, così come i campi coltivati sono giunti fino a noi, anno dopo anno, da migliaia di anni. Opera Bosco è anche Museo laboratorio dove si conducono seminari e campi scuola per i giovani, dove i materiali naturali sono al centro della ricerca estetica, stimolano nuove occasioni per conoscere la ricchezza della natura e la necessità di attuare un possibile ecosistema.

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