L’insediamento, sorto su di un promontorio tufaceo proteso sulla valle che la collega con Su- tri, si trova all’incrocio di antichi percorsi etruschi, romani e medievali; la via Cassia ancora la costeggia sotto la rupe e quindi l’attraversa lungo l’espansione moderna.
In fondo agli stretti vicoli del borgo antico che danno verso occidente pare di toccare con una mano i boschi al di là del vallone; all’intemo del borgo, lungo i muri delle case, a fianco delle porte, sui gradini dei profferii, alle finestre, la natura domestica dei fiori e delle piante in vaso dona lo stesso piacere che prova chi coltiva un giardino.
Anche Capranica vanta la sua infiorata per la festa del paese, la seconda domenica di maggio per la Madonna delle Grazie.
Sotto la punta dello sperone su cui sorge il borgo, dove la valle si allarga, un’antica strada proveniente dai territori della costa tagliava la via Cassia all’altezza della fonte di S. Rocco e saliva verso nord-est in direzione di Ronciglione e dei Cimini. Il percorso attraversava zone scoscese, boschi e terreni coltivati ricchi di casali e di fonti ed incontrava una strada medievale di mezzacosta lastricata con basoli romani.
A memoria di quest’importante crocevia, sulla via Cassia esistono ancora tre chiese rurali, non molto distanti tra loro, San Rocco, Madonna delle Grazie e San Terenziano dove venivano accolti i numerosi pellegrini bisognosi di soccorso che transitavano verso Roma.
Tra gli ospiti illustri che si fermarono a Capranica quando il territorio apparteneva agli An- guillara fu Francesco Petrarca: egli vi soggiornò, ospite del conte Orso dell’Anguillara e della moglie Agnese Colonna, sorella del cardinale Colonna destinatario quest’ultimo di molte lettere del Poeta. Egli passò da Capranica prima di scendere a Roma ed essere coronato d’alloro in Campidoglio proprio dallo stesso Orso, uomo di sommo ingegno, in carica di senatore. Petrarca, che ci ha lasciato precise descrizioni sulle cure che egli prodigava ai suoi giardini, è considerato tra i primi autori che hanno percepito il paesaggio come godimento estetico.
Del suo soggiorno a Capranica nel 1337 il Poeta scrisse nella lettera XII appunto indirizzata all’amico Cardinale Giovanni Colonna: qui il clima, per quanto il breve tempo mi permette di giudicare, è saluberrimo. D’ogni parte vi sono innumerevoli colline né troppo alte né di difficile salita e di nessun impedimento alla vista. Tra queste si aprono sui convessi fianchi all’intorno ombrose e fresche caverne. D’ogni parte s’innalza un frondoso bosco, a riparare l’ardore del sole…; nelle valli mormorano le fonti di dolcissime acque, qui cervi, daini, caprioli, e il selvaggio gregge dei boschi vagano nei colli aperti e tutta la schiera di uccelli sussurra sulle onde o sui rami…..sola da questa terra è bandita la pace….Infine niente si fa qui seni’armi… Tutti mi guardano con ammirazione perché cammino chiuso in me stesso, imperterrito e disarmato…
L’ambiente intorno a Capranica offre scorci suggestivi ora di boschi di querce e di castagni, ora di coltivi, vite e ulivo nelle zone collinari e nelle vallette pianeggianti; molti terreni sono stati oggi convertiti in noccioleti. D’inverno, quando le giornate in modo impercettibile cominciano ad allungarsi e, nella zona del clima dell’ulivo, si vanno avvertendo i primi fremiti di ripresa vegetativa, sulle distese di noccioli coltivati e sugli arbusti selvatici dei boschi pendono dai rami spogli i lunghi amenti dello stesso colore ocra del tufo.
Ovunque nella campagna s’incontrano i resti di insediamenti, di torri, di fortificazioni, di ba- solati romani: in località Torri d’Orlando a Vico Matrino, lungo l’antica Cassia Romana si trova una tomba-mausoleo a forma circolare e accanto una torre campanaria d’epoca medievale, in mezzo a un noccioleto.
In località le Capannacce, sulla parete dell’antico casale, davanti alla piccola chiesa della Madonna di Loreto divisa dal nastro asfaltato della Cassia attuale, si vede murato un bassorilievo in tufo del I sec. d.C. appartenente al culto di Mitra: è ben visibile il dio che uccide il toro.
Mitra era antichissima divinità persiana, legata al culto del sole, che ebbe grande popolarità anche nel mondo romano, di cui si celebrava la festa il 25 dicembre durante il solstizio d’inverno: a cominciare da quella data i giorni iniziano ad allungarsi e tutto il desiderio di rinnovamento e di vita insito nella natura e nell’uomo si risveglia.
Resti di mura, aggrovigliate alla vegetazione, sembra di origine etrusca, si ergono in posizione dominante sulla vallata del Fosso S. Barbara. Il torrente, formando tra i massi e le radici degli alberi suggestive cascatelle e piccoli bacini, scorre incassato tra i costoloni rocciosi e la fitta boscaglia della Valle Donazzano tra Capranica e Sutri: lungo il percorso si incontrano grotte, necropoli, cisterne, mura di difesa etnische e poi medievali.
Nelle giornate terse d’inverno i tronchi e i rami spogli degli alberi mostrano tutta la gamma dei colori delle terre, dal bruno al rossastro, dalla terra di Siena fino a l’ocra luminoso dei canneti; si tingono ora di rosso i rami del sanguinello ICornus sanguinea), le matasse dei rovi sembrano bronzee, le foglie rugginose delle roverelle si confondono con le pareti di tufo, mentre sull’orlo delle rupi si evidenziano le masse sempreverdi dei lecci.
Qui la passione per l’archeologia, la storia, la natura si intrecciano e molti sono gli studiosi locali e i  parco pubblico Corrado Nicolini , i cipressi e i cedri di Villa Paola ,gli abeti e i pini al di là del giardino ‘all’italiana’ di Palazzo Santoni Montenero, i grandi esemplari della Trenità tra cui una monumentale sughera (Quercus Suber ) sulla via consolare verso La Botte.
Un tempo la Cassia in questo tratto era ombreggiata da filari di alberi di noce, ne rimane qualcuno ogni tanto: le alberate lungo le strade erano piantate non solo per l’ombra ma anche per l’utilità dei frutti e per la raccolta della legna.
Un grande cedro (Cedrus libarli) si trova nella valle dell’Acquafòrte, così chiamata per la sorgente di acqua ferrosa, presso la chiesetta settecentesca della Madonna di Cerreto a fianco dell’antica via Francigena; la Francigena si scosta di poco quando non si sovrappone alla Cassia romana essendo la zona abbastanza pianeggiante.
In località Querce d’Orlando un tempo erano più numerose le querce monumentali; la tradizione rimanda al passaggio di Carlo Magno alla fine di dicembre del 799 e alle imprese del paladino Orlando.

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