A oggi il luogo in Lazio al primo posto della classifica provvisoria (classifica provvisoria completa su www.iluoghidelcuore.it) è Civita, frazione del Comune di Bagnoregio (VT), inserita nella lista dei “Borghi più belli d’Italia”. Fondata dagli Etruschi 2.500 anni fa, divenne un fiorente centro commerciale, grazie alla posizione strategica tra il Tevere e il lago di Bolsena. Di quel tempo rimangono molte testimonianze, tra cui il “Bucaione”, profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato e che permette l’accesso diretto dal paese, alla Valle dei Calanchi.

Civita, luogo di grande fascino e bellezza, con molti edifici medievali, rischia di scomparire a causa della progressiva e inarrestabile erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato origine a un paesaggio suggestivo caratterizzato dai calanchi. Detta “La città che muore”, è abitata da una decina di persone ed è raggiungibile soltanto attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Il ponte può essere percorso dai turisti solo a piedi, mentre residenti e lavoratori hanno da poco accesso in determinati orari anche con cicli e motocicli. L’obiettivo della raccolta voti al censimento FAI del comitato “Civita nel cuore” è quello di restaurare diverse aree del borgo che per la loro fragilità necessiterebbero di una manutenzione costante e di creare un sistema di cartellonistica utile a guidare i visitatori.

Segue nella classifica regionale il Monastero delle Clarisse e Chiesa di Santa Chiara di Sezze (LT). Costruito, secondo le fonti, nel 1556 su un preesistente cenobio trecentesco, il monastero è un grande complesso che si estende per migliaia di metri quadri e che è strettamente legato alla storia di Sezze, ma giace in avanzato stato di degrado per mancanza di interventi di manutenzione. Dall’esame dei diversi tipi di muratura che si rinvengono nell’edificio, ma anche dalla storia di lasciti e donazioni, si deduce che nel tempo ci sono stati vari ampliamenti, sia in pianta sia in elevazione.

Interessanti gli elementi decorativi della piccola chiesa manierista, che presenta internamente e in facciata stucchi di buona fattura e fuori da ogni canone classico. Il comitato “Valore paese Sezze”, nato nel 2018 con l’obiettivo di tutelare, valorizzare e promuovere la bellezza dei Monti Lepini, si è attivato al censimento 2020 con l’intento di restaurare questo luogo simbolo.

Molti voti anche per l’Ospedale Vecchio e Chiesa di Sant’Antonio Abate nel centro di Rieti, da molti decenni non più visitabili. Costruito nel 1337 dai Padri Antoniani per la cura e l’accoglienza dei forestieri, l’ospedale fu poi subordinato all’ordine del Fatebenefratelli nel 1619 e gestito dalle Suore Camilliane dal 1906 al 1972, anno della sua chiusura.

Una parte di esso fu poi adibita a scuola, fino all’abbandono definitivo a causa del forte terremoto del 1997. Negli anni Settanta la chiesa, opera del grande architetto Jacopo Barozzi da Vignola (1507-73), divenne per breve tempo magazzino comunale, prima di essere vandalizzata e depredata. Oggi solo un piccolo ambiente è in uso alla Croce Rossa Italiana. L’antico ospedale consta di grandi padiglioni, scale, saloni e due antichi stenditoi per un estensione di circa 5.000 metri quadri.

Il comitato “Ospedale Vecchio e Chiesa di Sant’Antonio Abate, Rieti” auspica, attraverso l’attivazione al censimento, il recupero dell’intero complesso e la conversione a nuovo spazio polifunzionale di aggregazione sociale. Data la sua posizione, potrebbe inoltre contribuire a rivitalizzare il centro storico. La raccolta voti è sostenuta dall’atleta Andrew Howe, dal giornalista Fidel Mbanga-Bauna Bohamba e dalla nuotatrice Martina Caramignoli. Il luogo rientra nella classifica speciale “Luoghi storici della salute”.

E ancora, tra i beni più segnalati in Lazio l’Ospedale Forlanini di Roma, un’opera colossale, nata per far fronte alla diffusione incontrollata della tubercolosi avvenuta subito dopo la Prima Guerra Mondiale e dedicata al medico Carlo Forlanini, inventore del penumotorace, tecnica che salvò moltissimi malati fino all’avvento, nel 1950, dell’antibiotico specifico.

Il monumentale complesso fu costruito nel 1934 all’interno di un parco di 18 ettari con alberi secolari, sotto la supervisione del Professor Eugenio Morelli, promotore dell’isolamento dei malati per evitare il diffondersi del contagio. La struttura a ferro di cavallo assicurava luce e aria ai malati, che arrivarono fino a 4.000, grazie anche a una balconata passante. Al corpo centrale – sede della Direzione, della Biblioteca scientifica, del Museo Anatomico, delle Cliniche Tisiologiche Universitarie e di una splendida Aula Magna con marmi gialli senesi – si aggiungono i padiglioni che, due a due, lo affiancano sui lati. Dotato anche di due chiese e di un teatro da 800 posti, è impreziosito da un atrio in marmo e colonne. Chiuso dal 2015 e in stato di abbandono, l’ospedale necessiterebbe di un intervento di restauro che ne permetta la tutela e la valorizzazione. Il bene è inserito nella classifica speciale dei “Luoghi storici della salute”.

Fai – Fondo ambientale italiano

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