Un pesce di nome Marta – Recensione del film “ Gli anni più belli”

RUBRICA CINEMATOGRAFICA – Gli anni più belli, però, il tempo non è sostanza, non è sconfitta individuale e generazionale, non è Storia che non si ferma davanti a un portone: è semplice ellissi narrativa, al massimo un’immagine alla tv. Il muro di Berlino, Di Pietro, l’11 settembre. A un certo punto, e in maniera un po’ più approfondita (forse perché gli autori hanno pensato che il pubblico si ricorda soprattutto le cose successe non più di dieci anni fa), viene affrontato l’arrivo dei grillini – chiamati «Movimento del cambiamento» e con sei stelle invece di cinque – salvo sparire nella scena successiva.

Paolo, Giulio, Riccardo e Gemma, i protagonisti di Gli anni più belli, romani di estrazione sociale e personalità diverse, non hanno un’appartenenza politica, un’idea o men che meno un’ideologia a cui appartenere: hanno dei sogni generici a cui aggrapparsi, delle aspirazioni lavorative, dei ricordi e dei patti su cui fare affidamento. È probabilmente un segno dei nostri tempi (non proprio i più belli, viene da dire) deresponsabilizzati e deresponsabilizzanti: ma proprio la mancanza alle spalle dei personaggi di una collettività, di una comunità di idee e di modelli di vita, ne segna l’inevitabile superficialità. Come di eroi di un’epopea in minore.

La stessa costruzione narrativa del film, che racconta l’adolescenza condivisa dei quattro protagonisti e poi i singoli percorsi distinti, scegliendo a turno di focalizzarsi su un personaggio, usa il puntuale ritrovarsi degli amici – nel frattempo cambiati e invecchiati – come unico metro di misura del tempo. Le ellissi narrative e gli stacchi di montaggio non rendono conto di mutamenti epocali, non colgono lo spirito dei tempi: i personaggi, crescono ed evolvono, ma solamente in funzione del racconto delle loro vite, senza mai diventare figure universali.

da una parte il motore principale della vicenda è lo scorrere inesorabile del tempo, dall’altra si trova Gemma, la quarta voce de “Gli anni più belli”.

Gemma è un personaggio strano, per certi versi ibrido. Da un lato la sua presenza nelle vite di Paolo e Giulio le sconvolge con una forza ben superiore a quella della storia, con l’attrazione gravitazionale di un buco nero. Allo stesso tempo, però, Gemma è parte del quartetto principale e voce narrante delle sue tormentate vicende personali.

È l’unica dei quattro a non avere un cognome, quasi fosse un’entità a sé, ma allo stesso tempo è lungi dall’essere super partes. La sua vita è forse quella più altalenante, più dolorosa, ma proprio a causa di questa sua fragilità emerge con più forza la sua determinazione.

Roma è una specie di giostra. Il caso e il destino qui sono elementi spesso circolari.

Gli anni più belli rappresenta l’urgenza di vivere tutto, la necessità di non privarsi di nulla, l’(auto)indulgenza fallocentrica, gli scontri tra concezioni esistenziali, la voglia di capirsi, la sostanziale impossibilità di farlo di fronte a un destino che porta i percorsi di vita verso direzioni opposte, gli ideali che si tengono fermi o che si tradiscono e i legami che resistono comunque.

Anno:  2020

Genere: Commedia,

Produzione: Italia

Durata: 129 minuti

Regia: Gabriele Muccino

 

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