Un pesce di nome Marta – Recensione del film “Il Regno”

UN PESCE DI NOME MARTA – RUBRICA CINEMATOGRAFICA – Un viaggio nel tempo, in un medioevo ricostruito da una bizzarra comunità ai margini della Roma attuale con  un sovrano pacioccone con la verve  di Stefano Fresi, affiancato da un comico consigliere e con istinti omicidi come  Max Tortora.

Il Regno, in fondo, è una riflessione sulla solitudine, che, oggi più che mai, tutti ci attanaglia.

Fuggire da se stessi, quasi sempre, significa tornare da se stessi e dover ricominciare da capo.

L’appellativo  “Il Regno” si riferisce all’eredità ricevuta da Giacomo, il protagonista, una sorta di cooperativa agricola trasformata in un piccolo reame medioevale che rifiuta qualsiasi contatto con la modernità rimanendo da trent’anni isolato dal mondo.

 Nel film trovano spazio diversi elementi che la collocano tra la commedia grottesca e la favola surreale: c’è la satira pungente, l’ironia leggera e una sotterranea nostalgia per il recupero di un tempo che non c’è più, quello della semplicità e della lentezza, ma ci sono anche le contraddizioni di un mondo che fa della chiusura la sua regola d’oro. A dare il via alla storia Giacomo (Fresi), solitario autista di autobus, rinnegato dal padre poco più che dodicenne, ed ora invitato dal vecchio avvocato di famiglia, l’eccentrico Bartolomeo Sanna (Tortora), a tornare al casale di campagna che fu la sua casa per celebrare i funerali dell’insopportabile padre.

Al cancello della vecchia dimora si accorgerà di essere finito in una bizzarra e folle comunità di persone che da trent’anni vive lontano dalla modernità e secondo le regole di un villaggio del 1100: Sanna è andato a prenderlo in carrozza, il prete officia il funerale parlando solo in latino e ad accoglierlo c’è una folla di contadini vestiti di nero che praticano il baratto.

In questo luogo “strano” ai confini della campagna romana, Giacomo scopre di aver ereditato il Regno del padre, un luogo in cui in molti si sono rifugiati con la precisa idea di tornare a una vita più umile, modesta e senza tecnologia. Ed è nel rocambolesco cammino che lo porterà dal trono dell’Atac a quello di un misterioso Regno medioevale, che Giacomo scoprirà la solitudine del potere: nel tentativo di distinguersi dal padre, prepotente autocrate tutto d’un pezzo, proverà a stare in mezzo alla gente e a costruirsi l’immagine di un re compagno di bevute e cene goliardiche. Ma l’idea di un monarca più umano che divino, si rivelerà un errore madornale perché “la chiave del successo è la soggezione” … Quello che ne deriva è un intreccio di situazioni divertenti ma che spingono alla riflessione, ai limiti dell’assurdo, con richiami che vanno dal  “Non ci resta” a “L’armata Brancaleone”.

Titolo: IL REGNO

Anno: 2020

Genere: Commedia

Produzione: Italia

Durata: 97 minuti

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