I romitori del Fiora

 

Il fiume Fiora, l’etrusco Armine, lo storico fiume di Vulci, citato più volte dalle fonti classiche e testimone diretto del più antico popolamento delle nostre contrade, scorre per lunghi tratti tra forre profonde, scavate dal suo corso millenario ora nel travertino ora nelle rocce vulcaniche.

Nel comune di Ischia di Castro la sua valle è delimitata da alte rupi tufacee ali interno delle quali, nel corso dell’Alto Medioevo, alcuni monaci in fuga dalle tentazioni del mondo scavarono la loro dimora, per sentirsi più vicini a Dio ed al Creato, inebriati dal frastuono silenzioso della natura.

Nacquero così vari romitori ( o eremi ) rupestri, caratterizzati da architetture piuttosto complesse, comprendenti sia le abitazioni degli eremiti sia il luogo di culto. Scaturirono dal fenomeno del monachesimo, introdotto in Italia da S. Atanasio di Alessandria che, verso la metà del IV secolo, teorizzò questo nuovo modo di vivere la spiritualità cristiana, prendendo spunto dalla vita di S. Antonio Abate, il primo eremita della storia. Il monachesimo conobbe una particolare fortuna, perdurando per un lunghissimo periodo, dall’Alto Medioevo al XIX secolo.

Non sappiamo con certezza quale  origine  avessero i primi monaci che giunsero nelle forre del Fiora, ma potrebbero essere stati profughi greci o armeni, scampati alle persecuzioni iconoclaste. Scalarono quelle rupi che, probabilmente, ricordavano loro i paesaggi che avevano abbandonato per sempre, impugnarono i ferri e cominciarono a scavare la roccia, per portare a termine il loro voto. Fecero questo più volte e in vari modi, lasciandoci pregevoli esempi di architettura e d’arte sacra, alcuni segnati dai nomi di Santi ( Vincenzo, Macario, Biagio ) altri da nomi d’incerta origine ( Poggio Conte, Ripatonna Cicognina ).

 

Con ogni probabilità questi eremi dipendevano dall’abbazia benedettina di S. Colombano, da tempo scomparsa, ma già esistente nel IX secolo.

Uno dei romitori più interessanti è quello di Poggio Conte, scavato in località Chiusa dell’Armine secondo tipologie architettoniche di ispirazione cistercense. Gli ambienti di abitazione sono quasi del tutto franati, mentre si conserva la piccola chiesa, composta da due ambienti quadrangolari, con copertura a cupola quello d’ingresso, mentre quello di fondo ha una volta a crociera ed un’abside con resti di un affresco raffigurante due santi mitrati, forse S. Colombano e S. Savino. L’ambiente d’ingresso era decorato da un grande ciclo di affreschi del XIII secolo, comprendente le figure dei dodici apostoli e del Redentore. Di questo ciclo, trafugato nel 1964, sono stati recuperati soltanto sei pannelli, oggi esposti nel Museo civico archeologico di Ischia di Castro.

 

 

 

Molto più complessa appare la planimetria dell’eremo di Ripatonna Cicognina, a Chiusa del Vescovo, scavato su tre diversi livelli e frequentato dal XV al XVII secolo; all’epoca del primo impianto sembrano riferibili gli affreschi di scuola senese che decorano la chiesa, raffiguranti S. Antonio Abate ed un Santo vescovo.

 

 

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