La necropoli di pianezze

 

L’altura tufacea ( 20 ettari ) della “Civita” di Grotte di Castro, sede di uno dei maggiori insediamenti dell’antico territorio volsiniese, è circondata da un complesso sistema di necropoli, databili soprattutto tra la prima metà del VII ed il III secolo a.C, individuabili nelle località di Vigna la Piazza, Le Sane, Torano, Vallemuglie, Campolungo, Maccarino, Centocamere, Caviciana, Cepposecco, Pianezze, Montearso e Pian dell’Aia. In queste zone gli Etruschi scavarono migliaia di tombe ipogee, di varie dimensioni e tipo: dalle più antiche tombe “a cassone” del VII secolo a.C, foderate e coperte da lastre di tufo e destinate a contenere un solo defunto, si passa già verso la fine dello stesso secolo alle tombe a camera monumentali, destinate ad uno o più nuclei familiari, costituite da un grande corridoio d’accesso e da vari ambienti sotterranei, talvolta arricchiti da decorazioni architettoniche, ad imitazione delle abitazioni civili.

Nessuna tomba si trova sull’altura della Civita poiché, secondo una consuetudine in vigore presso le antiche popolazioni, perdutasi nel corso del Medioevo e ripristinata solo dall’editto napoleonico di Saint Cloud ( 1804 ), i morti dovevano essere sepolti in zone apposite, rigorosamente separate dai luoghi in cui si viveva.

Le tombe meglio conservate e più complesse dal punto di vista architettonico si trovano nella necropoli di Pianezze, a ridosso del Sentiero dei Briganti, dove è stato istituito un parco archeologico attrezzato. Si tratta della necropoli più lontana dalla Civita, da cui dista circa 3 km, collocata sui primi rilievi collinari che si staccano dalla pianura costiera nord-occidentale del lago di Bolsena. Le tombe, tutte a camera e dotate di un ampio corridoio di accesso, sono disposte luna accanto all’altra e sono distribuite lungo una serie di terrazze degradanti verso la strada che conduce a Grotte di Castro.

La cosiddetta “Tomba Rossa”, databile nel corso del VI secolo a.C, fornisce preziose informazioni sull’architettura domestica etrusca, poiché presenta particolari architettonici interni scolpiti e dipinti. Da un ampio atrio rettangolare si accede ad una piccola camera funeraria, dove erano sepolti i fondatori del sepolcro.

 

 

 

 

 

Nel pavimento dell’atrio sono ricavate alcune fosse per gli altri membri della famiglia, mentre sulla parete di fondo e su quella di ingresso sono scolpite in rilievo e verniciate di rosso una colonna di rdme tuscamco ed una mensola,

 

come a sostenere il trave di colmo del soffitto, riprodotto con il solo colore rosso assieme all’imitazione delle altre strutture lignee ( travi longitudinali e travicelli trasversali ) che costituivano l’ordito del tetto di un’abitazione civile.

Sopra la “Tomba Rossa” si apre un altro interessante esempio di architettura funeraria etrusca.

 

In questo caso tre camerette funerarie si aprono sulla parete di fondo di un atrio trasversale, con varie fosse nel pavimento, scavato in un banco di tufo compatto ma attraversato da una vena di nero lapillo, con due pilastri scolpiti sulle pareti laterali a sostenere un columen ( trave di colmo ) in rilievo.

 

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