VALENTANO

 

Posto a quota 538 m s.l.m. a cavallo dello spartiacque dei monti Volsini, domina le due grandi caldere di Bolsena e di Latera; lo sguardo spazia per lungo tratto, dall’Appennino al monte Amiata, dal Cimino al mare. Tra le molte ipotesi relative all’origine del nome di Valentano (da Verentum, da Pietro Varentano, da Valle Ontana) quella più probabile, vista anche la terminazione latina in –anus, è che si tratti di un prediale, cioè di una forma aggettivale derivata dal nome di un personaggio ( Valente ) che, probabilmente in epoca romana, possedeva latifondi nella zona. La derivazione da Valle Ontana è, comunque, quella che in passato ha riscosso maggiore successo, tanto da lasciare la sagoma di un ontano nello stemma cittadino.

Secondo alcuni storici l’abitato, certamente formatosi nell’Alto Medioevo, venne fondato da papa Leone IX nel 1053; verso la fine del XII secolo fu sotto il controllo di Viterbo ma già all’inizio del secolo successivo venne in possesso di Orvieto, prima di essere parzialmente distrutto da un furioso incendio, scatenatosi nel 1254. Pochi anni dopo papa Urbano IV, intervenuto nelle continue dispute tra Viterbo ed Orvieto, acquistò l’abitato alla S. Sede che però, nel 1328, fu comunque assalito e distrutto dalle truppe di Ludovico il Bavaro; ma la S. Sede intervenne in aiuto della comunità valentanese, che nel 1331 papa Giovanni XXII esonerò dal pagamento delle imposte e nel 1337 papa Benedetto XII finanziò per la ricostruzione degli edifici distrutti.

Caduto nelle mani di Giovanni di Vico ma prontamente riconquistato dal Papato nel 1357, ad opera del cardinale Egidio Albornoz, Valentano fu ceduto ai Farnese e, nel 1537, fu compreso nel ducato di Castro. Sotto l’autorità dei Farnese Valentano restò fino alla dissoluzione del potere ducale ( 1649 ), tornando poi sotto il controllo della S.  Sede come centro amministrativo del territorio già appartenente al distrutto ducato. Attraversò momenti difficili nel corso del XIX secolo, sia nel periodo dell’occupazione napoleonica sia in occasione degli scontri che precedettero la fine del potere temporale della Chiesa.

Ben conservate appaiono ancora a tratti le mura di cinta merlate, fatte costruire da papa Martino V nel 1417, interrotte da porta Magenta, ricostruita in forme rinascimentali sul luogo di una più antica porta crollata; al culmine dell’abitato sorge la rocca Farnese, eretta sui resti di una fortificazione medievale ( di cui resta una torre ottagona ) ampliata e trasformata in palazzo da Pier Luigi Seniore, padre di Alessandro Farnese ( Paolo III ); nei due piani dell’edificio e nello splendido chiostro quattrocentesco ha sede il museo della preistoria della Tuscia e della rocca Farnese, con reperti provenienti da alcuni siti preistorici e protostorici dellAl-to Lazio ed una raccolta di ceramiche medievali e rinascimentali recuperate nei butti del palazzo; degni di menzione sono anche il palazzo comunale e la chiesa di S. Giovanni Evangelista, patrono di Valentano.

 

CECE DEL SOLCO DRITTO DI TALENTANO

 


Deve il suo nome ad una manifestazio ne della tradizione contadina del comune di Valentano “La tiratura del solco dritto” che si svolge il 14 agosto di ogni anno nella piana sottostante il paese.

La celebrazione è, in definitiva una festa di ringraziamento per l’annata  agraria.  Alla Madonna vengono offerti, come in un sacrificio di primizie, fragranti biscotti e grappoli d’uva ( il pane e il vino ) con una cerimonia semplice e significativa: al rullar d’un tamburo ornato con un biscotto, si forma una piccola processione che parte dalla dimora dei “signori della festa” e procede verso la chiesa parrocchiale dove si conserva l’artistica statua lignea della Madonna Assunta che, secondo la tradizione, si crede scolpita nel tronco di un albero di ciliegio appositamente tagliato nelle terre di Valentano. All’alba della vigilia di Ferragosto, dalle “coste” verso il “piano”, si inizia la tiratura del solco.

Da tempo è con un trattore che viene tracciato il Solco, lungo circa 3 km, ma la devozione è la stessa di quando a tirare l’aratro c’era un parecchio di buoi. A lavoro terminato per le vie del Paese, viene annunciato che il solco è dritto, fatto questo sicuramente di buon auspicio anche per la successiva annata agraria.

Pur vantando un’antica tradizione in apeste zone, il Cece era una delle poche fonti di proteine degli agricoltori, e solo recentemente è ripresa la sua coltivazione grazie all’intervento della nostra Comunità Montana. Il prodotto è ottenuto in queste zone con tecniche agricole tradizionali, senza l’uso dei prodotti chimici e diverse aziende praticano la coltivazione biologica.

Anche per onesto legume, i terreni interessati, ad elevato contenuto di potassio e con scarsa presenza di calcio, conferiscono al Cece del Solco Dritto caratteristiche organolettiche superiori, con particolare riferimento a rapidità nei tempi di cottura e alla sapidità. Nel mese di agosto, nel piazzale di Via del Foggio, si svolge ogni anno la tradizionale sagra gastronomica Valentanese “CENIAMO INSIEME” nell’ambito dell’Estate Valentanese organizzata dalla locale PRO LOCO. II cece del solco dritto è presente nel menu della manifestazione.

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